Home Page

FORUM

Gianpages

Gabpages

Torpages

Fanpages

SPECIAL

NBA Planet

Statistiche 1995-2002

Storia

Superbowls

Roster

Draft

Campionati

Statistiche 2001

Links

Contattaci






Andrea Brizzi




29 Novembre 2007.

A beautiful day in the desert (una bella giornata nel deserto)
di Andrea Brizzi

Quando ci chiedono: "perché segui il football americano?", oppure "cos’è che ti piace del football americano", spesso non è facile rispondere, non è facile in pochi secondi far comprendere a chi non sa qual è il condensato di emozioni che uno sport può farti provare. Personalmente mi trovo spesso in difficoltà a rispondere a queste domande perché la risposta non è breve, non è di semplice composizione, spiegarsi fino al punto di far capire a pieno i nostri motivi necessiterebbe di ampie dissertazioni, e allora forse diventa più semplice dire: "guardati la partita San Francisco @ Arizona e comprenderai".

Il football signori, che sport!

Soprattutto quando segui una squadra che in tutto e per tutto è pazza, una squadra che più provi a capire e meno ci riesci! Ma noi siamo fatti così, per 8 partite non chiudiamo un primo down e poi… 37 punti! Un attacco che fa faville! Un gioco che ti fa uscire dallo stadio soddisfatto! Una vittoria che non conta nulla, una rondine che non fa primavera, ma comunque quanto basta per farci sognare, almeno un po’, per come suggerisce ‘Jack the Sack’ sul forum, godiamoci questa stupenda vittoria e chi se ne frega del resto, almeno per un po’ godiamocela perché abbiamo sofferto tanto ed una partita così riconcilia squadra e coaching staff, entrambe con i tifosi che hanno visto onorare la nostra storica e gloriosa maglia con una prestazione maiuscola, degna di altri tempi. Godiamocela con le lacrime di Singletary che commosso esce dal campo, commosso e vincente come i ragazzi che emozionati quasi si trattasse della vittoria di un bowl game escono dal campo anche loro commossi, vincenti, ma soprattutto a testa alta.

Cerchiamo di rivivere brevemente quel condensato di emozioni, di cui il forum diventa un testimone unico, vi invito a rileggere gli interventi, nonostante fossimo pochi a digitare si può comprendere dall’altalenanza del segno delle emozioni che si esprimevano quanto è stato bello partecipare ed essere protagonisti di una battaglia leale, dura, difficile, ma che alla fine è stata vincente. Lo so, tutti conosciamo cosa è successo in campo… ma è bello ripercorrerlo perché in fondo anche noi che stiamo qui, che ci disperiamo, che ci arrabbiamo, che chiediamo la testa degli allenatori quando non si vince, anche noi alla fine come dei bambini ci emozioniamo per una vittoria sportiva che nella vita non conta nulla ma che puntualmente ogni qual volta giunge ti da un qualcosa d’importante, di unico, di magico…

Non si inizia bene, Arizona schiaccia subito l’acceleratore a pieno e va in vantaggio. Tutto sembra troppo facile per Warner e i suoi, non riusciamo ad opporci e in noi le paure della solita partita senza mordente si fanno largo, il problema è che siamo abituati a ben altro rispetto a quello che ci aspetta…

…il primo quarto continua e nella sua prima parte è di difficile interpretazione, Arizona sembra comunque avere un certo controllo delle operazioni ma poi arriva la giocata che vorresti vedere ogni qual volta la tua difesa entra in campo: primo gioco offensivo del drive dei tuoi avversari e Walt Harris sale sugli scudi pizzicando egregiamente un lancio profondo di Warner per Fitzgerald: interception! It’s going to the other way!

È un turnover, è quanto di fondamentale da assestare per vincere una partita di football e sorpresa delle sorprese mettiamo su un bel drive, Dilfer chiude un primo down al terzo gioco in scramble, Gore fa quello che gli riesce meglio: conquista yards ogni volta che ha la palla fra le mani e Davis con 2 ricezioni consecutive porta il football in end zone! Touchdown! Bello il riflesso di Dilfer nel lanciare una palla decisissima a Vernon! Tutto molto bello!

Finisce il primo quarto e senza patire la difesa schianta l’attacco avversario, Micheal Lewis assesta un ritorno spettacolare, 51 yards! Fino alle 19 avversarie, e l’attacco si muove bene, l’unico peccato sta nel passaggio droppato da Lelie in end zone sul 3° e 1 sulla yarda avversaria. Peccato, sarebbe potuto essere un colpo da K.O., ma buoni sono anche i 3 punti che Nedney mette sul tabellone e che ci permettono di andare in vantaggio!

Torna in campo Arizona con l’attacco e la difesa ancora una volta gioca alla grande: Boldin riceve per 9 yards, Clements interviene forzando un fumble e Marcus Roman lo ricopre, lo riporta per 43 yards e viene placcato sulle loro 6! Wow!

Entra Dilfer e l’attacco, subiamo un sack e probabilmente dalla poltrona di casa tutti pensiamo: "ci risiamo!", ed invece no, basta dare palla a Mr Frank Gore, basta attendere lo sviluppo di meravigliosi bloccaggi e Frank ci fa godere come da tanto non accadeva! Touchdown again!

17 a 7! 2 TD segnati! Se sto sognando non mi svegliate!

Arizona però non è che sia tutto questo concorde nel farsi livellare senza reagire in quel della propria casa, e reagisce. La difesa non tiene, anzi la difesa non si oppone ad un drive perfetto che si conclude con una sgroppata di Shipp nella nostra end zone!

Torniamo in attacco, ci riproviamo, tutti cominciamo ad avere più fiducia in un attacco che da anni non giocava così bene, ma purtroppo il drive s’interrompe proprio ai confini dell’area da field goal e con 3:15 da giocare nel primo tempo ridiamo il football ai nostri avversari…

…e Walt Harris pick off the ball! Altro intercetto! Altro turnover!

Con 55 secondi ci proviamo, ma non riusciamo a mettere in pratica i nostri intenti e costringiamo Nedney a provare un field goal da 55 yards! A lato destro, un calcio abbastanza storto e Arizona torna in campo con 6 secondi, ed in 6 secondi riescono ad assestare 2 giochi, il secondo dei quali un TD pass di Warner per Fitzgerald che si inventa una ricezione da circo nella nostra end zone! Touchdown Cardinals! È il football signori, giochi quasi dominando e poi per una azione, per 2 maledetti secondi, chiudi il primo tempo sotto di 4 punti in una partita che eri riuscito a spezzare in 2!

Si va negli spogliatoi, loro, i ragazzi sanno che non sarà quello a poterli fermare, non è con un Hail Mary Pass alla fine del primo tempo che si vince una partita, ma forse noi da casa un po’ abbacchiatelli lo siamo… specialmente nel vedere che Clements, sì, proprio quello che è una delle stelle della difesa commette l’errore da rookie di andare per l’intercetto invece di schiaffeggiare quella maledetta palla a terra, un qualcosa che favorisce poi la stupenda ricezione del ricevitore avversario!

Il secondo tempo inizia sin da subito in 5° marcia ma non porta cambiamenti dopo i primi 2 rispettivi drive, e poi… una magia di Dilfer per Davis, 26 yards! E successivamente Arnaz Battle servito corto crea per come farebbe un artista e trasforma un passaggino corto in una ricezione da TD di 57 yards! Sento puzza di W.C.O.!

Torniamo avanti, 24 a 21!

La difesa ancora in campo, tutti speriamo nel big play ed invece bisogna soffrire, non è così semplice fermarli, ma alla fine ci riusciamo e ripresa palla tutti nella testa abbiamo la determinazione necessaria, inizia l’ultimo quarto e ci diciamo "andiamo a vincere sta maledetta partita", ed invece three & out! È un momento difficile, Arizona prende palla e affonda, non li riusciamo a stoppare se non negli ultimi centimetri di campo, 4° e 1 sulle nostre 2 yards, entra Tim Rattay che si ricorda di essere stato un Niner e da buon ex ci purga. TD pass ed Arizona avanti 28 a 24 a 9:53 dal termine!

Torniamo in campo determinati a riprenderci ciò che sentiamo appartenerci, ma le nostre velleità s’infrangono su un 4° e 1 giocato alla mano sulle loro 27 yards. Perché? Probabilmente è la domanda che molti di noi si fanno considerando il fatto che con il field goal ti potevi portare a -1 punto…

Ancora la difesa ci da un’altra possibilità schiantando l’attacco avversario sul nascere e ritorniamo in campo con l’attacco, arriva il 2 minutes warning e sta volta la gestione del tempo e del drive è quella necessaria e più adatta, sta volta non si sbaglia e Mr Frank Gore prende palla sulle loro 35 e con una delle sue famose ed elettrizzanti corse che sfruttano bloccaggi perfetti s’infila in end zone! Touchdown! Avanti di 3 punti, 31 a 28 con 1:15 da giocare ed un solo time out per i nostri avversari, sembra quasi fatta, ma in realtà la difesa sbraga, non si oppone all’avanzata avversaria e ci troviamo ancora una volta nella situazione della fine del primo tempo, anzi peggiore! 1° e goal sulla nostra yarda a 6 secondi dalla fine!

Arizona va per il colpo grosso, Warner lancia un missile per Johnson in end zone, lo stadio esplode ma poi ammutolisce e gli unici a strillare siamo noi inebriati dalla grande giocata di Strickland che sbatte a terra quella maledetta palla! Ma non è finita, 2 i secondi ancora da giocare e ciò significa che Rackers mettendo fra i pali il field goal conquista l’over time per i suoi!

L’over time è iniziato in attacco dai Cardinals che mettono su un gran bel drive che però riusciamo a stoppare proprio appena giunto nella nostra metà di territorio, andiamo a vincere Trent! È la convinzione di tutti, ma non è così, è un difficile three & out da mandare giù. La palla torna a loro e sta volta capitoliamo, la difesa non riesce ad opporsi e Arizona senza tribolare troppo arriva fino alle nostre 9 yards, entra Rackers e la formazione per il field goal. L’amaro in bocca è notevole, una partita che avevamo spezzato in 2 e che si è riaperta grazie ad una giocata di quelle che normalmente non riescono e grazie a nostri errori; ci rammarichiamo e mentre i giocatori si schierano e ci apprestiamo a perdere cominciamo a ripercorrere mentalmente tutto quel susseguirsi di fatti ed emozioni che ci hanno portato fino a quel punto… parte il calcio, è tra i pali, Arizona ha vinto… ma… c’è una flag in mezzo al campo! Delay of the Game! 5 yards di penalità e palla sulle 14 yards.

La prima emozione è: "il destino deve pure beffarsi di noi e farci risoffrire nel sentire che loro vincono, non poteva essere già finita!"

La seconda emozione è: "c’è uno stramaledetto down da giocare, combattiamo!"

Parte lo snap, la palla è messa a terra… parte il calcio… è alto… fra i pali… fra i pali? …mica tanto! NO GOOD! NO GOOD! NO GOOD!

Esplodiamo per l’ennesima volta! Abbiamo un’altra occasione!

Ma ancora una volta rimaniamo passivi nell’over time che ci vede semplicemente incapaci di qualsiasi cosa ed ancora punt dopo un nulla di fatto, Arizona però commette un fallo sul ritorno e partirà dalla proprie 3 yards.

Parte lo snap per Warner che arretra per lanciare, parte l’impetuosa azione di Ronald Fields che sovrasta ed attraversa la linea d’attacco quasi fosse intoccabile e si avventa contro Warner, sack in end zone? No, la palla esce: fumble! Banta Cain è il felino più lesto, fa sua la palla e segna il TD della vittoria!

San Francisco ha vinto!

Godiamocela perché ce la siamo merita, ma poi è necessario cercare di capire cosa possa essere successo affinché sia stato possibile questo cambiamento.

L’AVVERSARIO

I Cardinals non sono gli scardinals, ne siamo convinti e ne siamo certi poiché magari avere il loro record rispetto al nostro, perché comunque in questa stagione hanno dimostrato di saper fare parecchie cose e di saper essere vincenti. Sappiamo che il loro attacco è il loro punto di forza e la loro difesa che vanta un notevole impatto nella pass rush è cresciuta nella ultime settimane, cosa che infatti gli ha permesso di livellare svariati avversari anche di un certo rango. Tutto questo per dire che non abbiamo giocato una buona partita contro dei nessuno, ma contro quella che alla fine può essere definita una discreta squadra che si sta giocando i playoff, cosa che noi non possiamo più fare.

IL TUTOR

La notizia del tutor per l’attacco arrivata in questa settimana ci ha fatto un po’ sorridere, chi fra noi pensava che fosse la mossa necessaria? Invece pur se onestamente non credo possa aver fatto chissà che cosa forse ha dato l’opportunità a Hostler di sentirsi più protetto, più sicuro e magari più sereno durante quei 60 e più minuti di football che non sono paragonabili a nessun altra prestazione della squadra di Nolan. Forse parte della cosa può dipendere anche da questa mossa.

LA CHIAMATA A RAPPORTO

In settimana la presidenza ha chiamato a rapporto Mike Nolan con l’intento di capire se fossero cambiati i propositi del nostro progetto, forse un incontro che più che altro è servito simbolicamente, ma che forse allo stesso tempo è stato quel qualcosa che ha fatto sentire giocatori ed allenatori certi di avere una base sicura su cui fare riferimento, quando ti senti perso avere un punto di riferimento può fare la differenza tra l’essere annullati e il reagire. Abbiamo reagito e forse parte della cosa può dipendere da questa mossa.

LA SITUAZIONE DILFER

Tutti sappiamo che Dilfer nel momento in cui entrò in campo era tanto che non metteva piede all’interno dello stesso per giocare uno snap serio; quando entrò a sostituire l’infortunato Smith non poteva assolutamente giocare per come avrebbe potuto, in tempi non sospetti scrissi che a Dilfer gli ci sarebbero volute almeno 3 o 4 partite per raccapezzarsi all’interno del nostro attacco, e alla fine Dilfer dopo qualche partita è riuscito nell’intento di sentire il polso dell’attacco, di entrarci in sintonia e di giocare sempre meglio fino alla partita di domenica dove ha assestato una prestazione che normalmente nemmeno quando era all’apice della carriera riusciva ad assestare. In questo mi sento di sottolineare l’errore commesso da Nolan nel voler recuperare troppo frettolosamente e ad ogni costo Alex Smith, sì, anch’io avrei preferito che Alex non si infortunasse, che giocasse e che continuasse quel processo di crescita che nelle prime 3 partite ci aveva piacevolmente colpito, ma non si può andare contro le vicissitudini della realtà e forse se sin da subito avessimo accettato il fatto che il nostro qb titolare, il ragazzo su cui riponiamo molte delle nostre speranze, aveva subito un infortunio tale che lo avrebbe tenuto fuori per almeno mezza stagione e avesse messo in campo Dilfer con la consapevolezza che per un po’ di tempo sarebbe stato lui il nostro titolare forse Trent avrebbe potuto affrontare in modo migliore il suo riadattamento alla partita e forse migliori risultati si sarebbero potuti ottenere prima quando ancora la stagione non era compromessa, se avesse evitato di far scendere in campo uno Smith ancora infortunato e rischiando, in più, la sua incolumità e carriera, forse le cose adesso sarebbero differenti.

LE ALTRE VARIABILI

Ce ne sono poi di cose che possono caratterizzare un cambiamento in una squadra di football, ci sta che la morte di un padre da un lato ti possa far sentire totalmente in confusione ma che dall’altro possa anche essere un qualcosa che ti fa reagire, non intendo solo personalmente, una situazione di rottura può rinsaldarsi ancora più di prima proprio in concomitanza con tragedie come quella di perdere un padre. Forse il dramma di vita, che è ben più importante di qualsiasi altra cosa, può essere stata quel qualcosa che ha fatto stringere la squadra attorno a sé stessa e creare quell’armonia che prima non c’era, perché in fondo tutti siamo esseri umani, tutti possiamo sbagliare e metterci gli uni contro gli altri, ma proprio perché esseri umani siamo capaci di comprendere i nostri errori, di porvi rimedio, provare sentimenti ed emozioni; dalle ceneri di un dramma personale alle volte possiamo ritrovare la forza per rinascere, prima come uomini e poi nelle cose che facciamo quotidianamente.

E poi di altre variabili che possono aver fatto scoccare quella scintilla ce ne sono un’infinità, per poterle valutare tutte sarebbe da poter contare su una stanzetta in quel di Santa Clara ed osservarli nel quotidiano svolgimento delle attività agonistiche per comprendere cosa ha permesso questo inaspettato cambiamento.

Forse in una squadra giovane e poco convinta nei propri mezzi anche il fatto di non avere più la pressione addosso di dover raggiungere un obbiettivo così importante come i playoff può rappresentare quella situazione necessaria per avere un inizio, quell’inizio.

Come ben sappiamo la nostra stagione è finita già da qualche partita, e quindi leggere questa prestazione in ottiche appartenenti a questo piano è inutile. Ma la partita di domenica può rappresentare una base su cui lavorare, un qualcosa da cui ricominciare e forse la scintilla che doveva scoccare affinché anche questa squadra possa dimostrare quello che sono convinto che vale. Può essere un inizio e peccato che in campo non ci sia potuto essere Alex Smith, ed in questo senso lo dico non per Dilfer, ma perché essere in campo in queste occasioni ti fa crescere e pure di parecchio e la cosa più importante è che ti fa crescere insieme ai compagni di reparto e di squadra anche se ovviamente Alex era lì, a fare su e giù sulla side line a soffrire e a combattere per quello che poteva fare nella sua situazione fisica.

Miracolo! Allora i bloccaggi li riusciamo ad eseguire, ma soprattutto la nostra linea offensiva domenica pur concedendo qualcosa (ma chi pretende la perfezione!) ha giocato alla grande, domenica abbiamo fatto i bloccaggi che serviva di assestare per far sviluppare il gioco, abbiamo dato tempo a Dilfer, ma soprattutto abbiamo aperto quei varchi per Gore necessari al nostro fenomeno per fare la differenza e lo stesso Gore sembra ormai ritornato in perfetta forma riuscendo ad assestare tagli che ti fanno esclamare: allora le leggi della fisica si possono infrangere!

La difesa ha sofferto, ma è anche stata capace di assestare le giocate fondamentali, 4 turnovers, 2 intercetti e 2 fumble ricoperti di cui l’ultimo in end zone buono per la W. Forzato ma non ricoperto un altro fumble. Marques Douglas ha assestato il suo 30° gioco per perdita di yards dell’anno, cosa che lo pone al 2° posto in assoluto nella lega nella classifica dei placcaggi per perdita di yards. Patrick Willis 17 placcaggi, 1 assistito, e mezzo sack. Lewis, 11 placcaggi, 1 assistito, 1 sack e 1 fumble forzato. E che piacevole sorpresa Robert Green!

Siamo riusciti a gestire molto bene la linea di scrimmage offensiva utilizzando formazioni diverse capaci di confondere i nostri avversari. Di utilizzare a dovere il bloccatore aggiunto, la valvola di sicurezza e adottando una sequenza di schemi che non davano punti di riferimento alla difesa avversaria, una volta colpivamo nel flat, un’altra nel profondo, ed in altre occasioni sembrava quasi che si facesse qualcosa di similare al West Coast Offense, il tutto egregiamente alternato da giochi di corsa spesso molto produttivi. Se non fosse per le documentazioni fotografiche e visive quasi verrebbe da dire: non era Hostler a chiamare i giochi!

Ed invece era proprio lui, sostenuto dal tutor probabilmente, ma era proprio lui e vorrei sottolineare le dichiarazioni di Dilfer, che oltre a sottolineare l’aspetto strettamente strategico delle chiamate offensive ci ha fatto capire come Hostler per la prima volta da quando è offensive coordinator è riuscito ad avere il polso della situazione, riusciva a comprendere cosa volevano fare i giocatori e metterli nelle condizione di esprimersi. C’è stata quella comunicazione tra side line e campo da gioco che non si era mai stabilita, in sostanza c’è stato tutto quello che ci deve essere affinché un attacco possa giocare bene e mettere punti vincenti sul tabellone.

Ed in soldoni è stato: Dilfer, 25 completi su 39 tentati; 256 yds; 2 TD pass e no intercetti. Gore, 21 portate per 116 yds, e lasciatemelo dire, finalmente oltre le 100! 2 TD su corsa, poi 11 ricezioni per 98 yds! Davis, 6 ricezioni 45 yds e un TD. Jackson, 5 ricezioni per 43 yds! Nessuna palla persa!

Ciò però non significa che dobbiamo crogiolarci sugli allori. Per prima cosa dobbiamo categoricamente ricercare la continuità, nessuno pretende che ad ogni partita si guadagnino 400 yards, ma l’attacco deve funzionare per come è stato domenica e deve continuare a farlo. Ciò non significa che dobbiamo scordarci di migliorare in ciò che non c’è riuscito: la cosa più evidente del nostro attacco sono le palle droppate dai ricevitori, e visto che la cosa riguarda tutti quelli che vanno a ricevere dobbiamo lavorare duro e sodo con lo staff su questa cosa. Se droppassimo solo la metà delle palle che droppiamo sarebbe ancora più bella la musica suonata dal nostro attacco. Un altro appunto riguarda i quarti down alla mano, è evidente che spesso in situazioni di corto yardaggio al quarto down optiamo spesso per giocarceli alla mano, se questa è la nostra strategia, che personalmente posso anche trovare un tantino troppo aggressiva, ma se lo è allora dobbiamo fare in modo da crearci un carnet di giochi dalla cui esecuzione scaturisca quella yarda che fa la differenza tra il turnover on downs ed un big play; a mio avviso se in queste situazioni non siamo così efficaci è perché utilizziamo giochi e personale non prettamente adatti alla specifica situazione.

Nel corso del quarto quarto si è creata una situazione offensiva per la quale può essere interessante intavolare un confronto; 4° e 1 sulle loro 27 yards, 5:49 da giocare con il risultato di 28 a 24 per loro.

La nostra scelta è stata quella di giocarci alla mano il down, una scelta che implicava comunque poi l’affidarsi alla difesa. Gore che è stato stoppato per no gain (situazione più nera) avrebbe anche potuto segnare (situazione più rosea), oppure il drive poteva continuare, consumare un po’ di tempo e poi fruttare comunque un TD o un field goal (situazioni intermedie).

Un’altra scelta poteva essere il calciare il field goal e portarsi a -1, ridare palla all’avversario e comunque come prima affidarsi alla difesa che nella più rosea delle situazioni ferma l’avversario con un three & out e ritorni in attacco con 3 minuti e qualcosa da giocare se non di più, mentre nella più nera delle possibilità ti segna un TD e in un paio di minuti sei costretto a segnare a tua volta un TD e convertirlo da 2. Ovviamente anche in questo caso sono parecchie ed interessanti tutte le situazioni intermedie tra quella più rosea e quella più nera, vedi ad esempio le variabili in cui la difesa assesta un big play tipo un turnover.

Nella scelta bisogna valutare una cosa, la situazione più nera: in tutti e 2 i casi se va male sei costretto a segnare un TD, nel primo caso se la difesa dovesse concedere un TD la partita è persa perché non c’è il tempo necessario per recuperare 11 punti, se concede un field goal è necessaria sempre una meta per impattare e comunque anche se la difesa assesta un three & out sempre una meta bisogna segnare per recuperare 4 punti; nel secondo caso la necessità di segnare un TD è in rapporto solo a 2 specifiche situazioni, ossia quella in cui la difesa concede un field goal od una segnatura piena, mentre in tutte le restanti ti basta un field goal per vincere.

Ovviamente siamo nel campo delle ipotesi e ciò sta a significare che a prescindere dalle specifiche delle 2 possibili scelte ognuno ha la sua filosofia di football e persegue le proprie convinzioni. Dal mio punto di vista però è anche vero che la filosofia di "vita" deve adattarsi alla situazione specifica che si sta affrontando in modo da interagirci al meglio, plasmare la situazione e renderla il più favorevole possibile a noi. Ciò significa che comparando le varie ipotesi ciò che fa realmente la differenza non sono le situazioni più rosee e quelle intermedie di entrambe le scelte, giocarlo alla mano o calciare il field goal; ma la differenza la fa la situazione più nera di entrambe le scelte, una conseguenza del giocarci alla mano quel down poteva essere l’andare sotto di 11 punti e quindi perdere la partita, mentre calciare il field goal nella peggiore delle situazioni ti avrebbe messo in condizione di dover segnare un TD e convertirlo da 2, senz’altro più fattibile, senz’altro un qualcosa che significa assicurarsi almeno un’altra possibilità. Sarebbe interessante conoscere le vostre opinioni sul forum con la motivazione che spiega il tipo di scelta.

Per quel che riguarda la difesa ci sono giocatori che sono certezze, sappiamo che Willis difficilmente sbaglia un placcaggio, che Clements e il reparto dei backs è notevole, che Douglas è un mastino, che lo è pure Young. Ma ci sono cose su cui lavorare e seguendo la stessa ottica di discorso considerata per l’attacco affermo che innanzi tutto bisogna migliorare come reparto, la difesa pur avendo giocato bene ha comunque subito e concesso troppe yards e troppi punti, diciamo che è stata altalenante perché in alcune situazioni ha dominato in altre si è fatta dominare. Basta con i falli che normalmente vengono definiti stupidi, ma che in realtà sono semplici falli di foga, distrazione, iper coinvolgimento: ad esempio Roman se pur ha giocato un’egregia partita deve stare più attento e non toccare il punter avversario! Non è la prima volta però sta volta sembra, parole di Plummer, seconda voce della radio: "il loro punter è il peggiore della lega a statistiche, però è uno tra i migliori attori", che tutto sto Running into the Kicker non ci sia stato. Io non ho visto l’azione e non la posso quindi valutare ma al di là di tutto stiamoci attenti perché questi sono falli che anche mentalmente possono costare cari. Un’altra cosa da rivedere è l’Hail Mary Pass, ma sono convinto che Clements non farà mai lo stesso errore 2 volte.

Ora ritorniamo con i piedi per terra, la stagione è comunque da considerare fallimentare perché potremmo anche vincere tutte le restanti e giungere ad un 8W 8L, ciò non cambia il fatto che solo dopo 10 partite eravamo fuori da ogni discorso post season con una squadra che a mio avviso ai playoff ci poteva andare benissimo. Godiamoci questa vittoria, perché è giusto che sia così, ma la cosa più importante da fare nelle prossime 5 partite sarà quella di continuare su questa strada al di là del vincere o del perdere, e non per motivi di chissà quale rango, ma semplicemente per dimostrare a noi stessi che possiamo farlo.

La mia domanda da qui a domenica prossima (e nel caso per le successive) sarà una ed una sola, riusciremo a dare continuità a ciò che contro i Cardinals abbiamo fatto? Lo scopriremo presto, lo scopriremo domenica alle 19 ora italiana quando affronteremo una squadra che tra infortuni e problemi vari non sta attraversando un gran periodo, i Carolina Panthers dovranno rappresentare la situazione in cui quanto già fatto dovrà essere ripetuto. Questo credo che a questo punto sia l’obbiettivo di questa ridimensionata stagione e ho tutta la voglia di scoprire se potrà essere raggiunto.

Prima di concludere lasciatemi fare, se pur con una settimana di ritardo, le più sincere congratulazioni a Jimmie Johnson, per essersi aggiudicato per il secondo anno consecutivo la NASCAR Nextel Cup.

HOME PAGE