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Andrea Brizzi




6 dicembre 2007.

L’incubo di Charlotte
di Andrea Brizzi

Il compito che mi attende non è assolutamente dei più facili, devo commentare l’ultima partita dei nostri 49ers. Non è facile perché cosa si vuole aggiungere in più oltre al solito scempio a cui abbiamo assistito e a cui ormai abbiamo fatto il callo?

È durata appena 7 giorni, spero che tutti ci siamo goduti la vittoria di Phoenix perché si torna a ballare il solito disco.

Per come sono abituato a dire cominciamo dall’inizio:

strategicamente quando si affronta una squadra allenata da John Fox bisogna mettere in preventivo che Coach Fox indipendentemente da chi incontra, dalla specifica situazione della sua squadra e indipendentemente dal funzionamento o meno delle corse ti correrà in faccia per tutto l’incontro; ciò fa solo da preludio a quella che è la sua filosofia, lui di suo le partite non le perde, per lo meno cerca di non creare le condizioni per cui i suoi giocatori sono costretti a rischiare, l’esempio più lampante di ciò fu il Superbowl purtroppo per lui perso per un brutto errore del suo kicker contro i Patriots, ma ciò è riscontrabile in tutte le sue partite, non solo in quella che rappresenta l’esempio accademico, per così dire.

Ciò impone che dall’altra parte, ossia chi lo affronta, tenga ben presente tutto ciò e che ne faccia tesoro per preparare la strategia efficace da mettere in campo.

Noi attraverso la nostra garibaldina strategia abbiamo dimostrato di non aver tenuto conto di quanto evidente.

Dopo un inizio di studio torniamo in attacco per il nostro 2° drive offensivo, un drive in cui iniziamo a commettere errori devastanti, al 2° down fumble sullo snap, successivamente Battle riceveva portando la palla sulle loro 26 yards ma un errore nel movimento di Gore annulla la giocata e ci penalizza di 5 yards. Riusciamo a recuperare e a giocare quello che manuale del football alla mano è un terzo down semplice da convertire, magari sempre un 3° e 1! Proprio perché evidente che noi la testa iniziamo a non usarla già nel corso della settimana il nostro 10° gioco della partita è un end around, sì, avete capito bene, 3° e 1 e noi lo giochiamo con un end around!

Da questo drive si capisce perché i nostri giocatori non hanno fiducia negli allenatori, da questo drive si capisce quali sono le mancanze che derivano dalla side line: 1, fumble sullo snap, ci può essere qualcosa di più fastidioso? Sono 3 anni che la squadra di Nolan commette questo tipo di errore indipendentemente da chi è schierato a centro e da chi è schierato a qb, ciò significa che noi i fondamentali del football non li ripassiamo, non ci insistiamo.

Successivamente ennesimo errore di movimento nello specifico e in generale nello schieramento dei giocatori in movimento, non dobbiamo pensare che sia un errore che fa solo Gore l’Illegal Motion, o che faccia parte delle sue attitudini negative, tutti i giocatori che possiamo mandare in movimento prima o poi commettono questa infrazione, ancora una volta visto che sono 3 anni che la squadra di Nolan commette queste dabbenaggini credo che lo possiamo aggiungere a prova in più per il fatto che sui fondamentali non ci lavoriamo affatto, la sensazione è che il concetto nella nostra squadra sia abbastanza vicino all’affidarsi al caso, mentre l’esperienza di anni e decadi di football ci suggeriscono che la differenza tra una squadra forte e una debole sta proprio in queste quisquilie, che poi tanto quisquilie non sono. Sul 3° 1 andiamo in end around, ora io posso essere anche il meno indicato per denigrare un’end around perché proprio non lo concepisco come gioco, ma pur facendo lo sforzo di ammettere che una volta ogni 10 tentativi invece di ottenere un disastro ottieni un big play è il concetto che mi fa venire l’orticaria, ti manca una yarda per entrare con un fresco primo down in una zona di campo oltre che interessante e il concetto è quello di affrontare un gioco che solo per l’esecuzione è di lungo sviluppo e per di più include il fatto che la palla, che dovrebbe percorrere solo una yarda viene arretrata da quella yarda di almeno 7 o 8 yards, quindi nel momento in cui il giocatore riceve l’handoff si trova a circa 10 yards dal primo down: che senso ha? Soprattutto su un terzo down e cortissimo, situazione in cui credo che anche un bambino di 10 anni totalmente all’oscuro di concetti footballistici manderebbe 7 uomini come minimo a mettere pressione, situazione da cui ne scaturisce un’altra, ossia mentre noi ci divertiamo allegramente spostando orizzontalmente il football dietro la linea di scrimmage i mastini della difesa avversaria ci assalgono, livellano e massacrano: nel football non esistono le certezze matematiche ma forse questa è una di quelle situazioni che tanto gli assomiglia.

Tanto per sottolineare la casualità delle nostre decisioni noi siamo l’unica squadra che si affida al fato in situazioni di 3° e corto o comunque di corto yardaggio dalla conversione del down, non abbiamo una strategia consolidata ed efficace, per questo il più delle volte rimediamo figuracce! Guardate alle altre squadre della NFL, tutti sanno che in quelle situazioni sono quella manciata di giocate che verranno effettuate, che so, l’utilizzo di un rb di peso, del fb o del te, giochi solidi, affidabili e costellati da movimenti che se pur da tutti attesi da pochi, e comunque occasionalmente, stoppati. Di esempi illustri se ne possono fare tanti.

La cosa che più voglio sottolineare è che dopo sulla side line abbiamo l’aria basita, del tipo: "come mai ci hanno fermato?" e ti credo che ci hanno fermato! Aggiungo io!

In più nella specifica situazione c’è uscito pure il fumble, gentilmente ricoperto dalla difesa dei Panthers, primo turnover! Evvai!

Nonostante qualche bella giocata difensiva le nostre secondarie, rabberciate dagli infortuni, hanno collassato e concediamo i primi 3 punti dell’incontro su turnover.

Torniamo in attacco e siamo incommentabili, 2° three & out della serata su 3 possessi! Finisce il primo quarto, sì, è già finito il primo quarto poiché siccome la squadra di Fox non ha fretta di restituire il possesso agli avversari, per come facciamo noi, quando hanno la palla non si sbrigano a restituircela, ma assestano drive lunghissimi che la palla ce la fanno proprio scordare, magari la prossima volta portiamoci uno stock di palle da casa così almeno prendiamo confidenza con l’oggetto misterioso lungo un piede e colorato di marrone.

Inizia il secondo quarto e Carolina con un altro drive di 5 minuti segna il primo TD della serata contro una difesa totalmente avulsa, insulsa e dal mio punto di vista inconcepibile, siamo alle solite storie, giochiamo contro linee colabrodo nel gestire la pressione e noi non blizziamo, non so dirvi il perché di questa cosa, forse sarà una strategia di Manuski, non blizza mai così quando blizza non se lo aspettano e li coglie impreparati, strategia dal mio punto di vista assurda, ma questo è quanto. Fra l’altro Fox ci fa vedere come si gioca, su un 2° e 5, un’end around con Steve Smith.

Morale della favola: 5 minuti di drive e TD, 10 a 0. E noi che restiamo ad osservare.

Torniamo in attacco e l’unica cosa da sottolineare è la ciofeca lanciata da Dilfer a Jackson, ciofeca che viene intercettata e riportata per 73 yards fino in fondo dai Panthers, TD! 17 a 0. E noi si resta lì a subire senza minimamente opporci, nemmeno nel nome di quell’istinto di sopravvivenza che sembra essere stato rimosso grazie alle cure dei nostri catartici allenatori.

Si torna in attacco e la miglior medicina per uscire da quella brutta situazione è concedere il secondo sack della serata e un ennesimo three & out. Mi sembra quanto di necessario da concedere a quel punto dell’incontro. Un secondo sack che poi nel proseguo non sarà l’ultimo, anzi, ne subiremo 6 da una difesa che dal sito della NFL apprendo ne abbia messi assegno in stagione prima di incontrarci appena 10. Grazie a tutti poiché questo ci fa sentire ancora più umiliati!

Entriamo nel 2 minutes warning e tanto per non smentirci arriva il secondo intercetto!

Fortunatamente quando sembrava che fosse certo che prima dell’half time avremmo subito altri punti Clements salva la faccia e intercettando ci permette di andare al riposo solo, si fa per dire, con 17 punti da recuperare.

Nell’half time succede qualcosa, forse giocando con carta e penna, o alla lavagna si riesce a programmare una decina di giochi con gli aggiustamenti necessari, cosa che è evidente non si riesce a fare durante lo svolgimento dell’incontro sulla side line.

Arrivano i nostri 10 minuti di gloria, quel barlume di luce che ti convince che quando ci saremo liberati delle crucce di questo coaching staff probabilmente qualcosa di buono questa squadra riuscirà a combinarlo, la cosa che rinfranca ancora di più è che comunque pur avendo serie defezioni sia in attacco che in difesa certe cose ci riescono… se solo le chiamate rimanessero dello stesso livello di questi 10 minuti per 3 quarti dell’incontro probabilmente adesso ci stavamo giocando i playoff con buone possibilità di andarci visto che non mi sembra che esistano tutte queste squadre iper super mega, anzi sembra che pure gli stessi Patriots, che annovero tra le grandi squadre della lega, stiano subendo un involuzione nelle ultime 2 giornate, sembrerebbe in difesa, ma forse in realtà è l’attacco che ultimamente inanella qualche three & out di troppo.

La stessa difesa gioca alla grande, intercetto al 3° gioco del secondo tempo, poi l’attacco va per i 7 punti, ancora la difesa costringe al three & out gli avversari e sorpresa ancor più grossa l’attacco va alla giugulare degli avversari e mette altri 7 punti sul tabellone! 17 a 14! Partita riaperta!

Tiriamo tutti un sospiro di sollievo e ci convinciamo che allora vincere può divenire possibile. Torna in campo la difesa e ancora una volta riesce a fermare sul three & out i Panthers: outstanding! Si esclama per radio e il nostro morale è al 7°, 8° cielo… dipende dallo stato di esaltazione soggettivo. I nostri avversari vanno al punt e mentre il football viaggia in aria verso Mike Lewis tutti pensiamo già al drive che dovrebbe portarci in vantaggio, tutti ci strofiniamo le mani perché il momentum è tutto dalla nostra parte… ma… muffs catch! Un modo elegante per dire fumble del receiving team, un fumble che ovviamente noi non recuperiamo, recuperano loro e ne escono fuori altri 7 punti per loro: 24 a 17! Dalle stelle alle stalle!

A quel punto tutti vorremmo un pezzo di Lewis da torturare a nostro piacimento per l’errore, però attenzione, per quanto sia un qualcosa di assolutamente fastidioso la partita non è finita, dopo la segnatura di Carolina mancano 4:52 alla fine del terzo quarto e quindi visto che nel secondo tempo l’attacco ha funzionato bene nella mia testa non c’è un motivo che sia uno che mi convinca che ancora la partita non la possiamo riprendere e vincere. L’errore di Lewis come detto è fastidiosissimo, ma può succedere e l’unica cosa da fare è non perdere la calma e continuare come prima. Questo sarebbe il pensiero di chiunque, tranne di chi passeggia nervosamente, ma anche passivamente sulla nostra side line. Perché ce la siamo fatta addosso? Perché abbiamo ricominciato a … non fatemi scrivere parole volgari, tanto il senso lo avete capito!

Three & out in un drive partito dalla linea delle 50 yards, complimenti!

Carolina la partita l’ha vinta successivamente, prendono palla a 4:10 dal termine del terzo quarto, 11 corse e 4 passaggi si confanno a questo drive che è presso che un drive perfetto che giustifica ancora di più il diritto alla vittoria della squadra di Fox. Segnano e spappolano in 3 l’incontro, ci restituiscono palla con 10:26 da giocare nell’incontro. Un drive di 8:44 assestato proprio nel momento in cui era necessario assestarlo, proprio quando l’assestarlo o il non assestarlo fa la differenza tra il vincere e il perdere. Complimenti a Fox e ai suoi giocatori e l’unico mio augurio è che Nolan e soci abbiano avuto almeno l’umiltà di guardarlo questo drive, di osservarlo e prendere nota, ma tanto sono convinto che come per tutte le altre vicissitudini della squadra gli sia passato davanti agli occhi e non abbiano recepito il messaggio intrinseco a tale prestazione.

31 a 17, Carolina ha vinto, diciamocelo pure senza problemi, tanto nessuno credo che abbia mai minimamente creduto che in 10 minuti noi potevamo segnare 2 TD e un field goal. E così infatti è stato:

drive successivo ridaje de intercetto, terza ‘X’ nella casella intercetti lanciati da Dilfer.

Possesso successivo three & out.

Possesso seguente intercetto al primo gioco, evvai! Sempre più orgoglioso di voi tutti!

Ma non è finita, si entra nei 2 minuti, arriviamo a giocarci un 4° e 13 alla mano a 1:21 dalla fine sulle nostre 22 yards, perché dobbiamo per forza farci umiliare fino alla fine? Che senso ha giocare quel 4° down alla mano? Puntiamo, rendiamo l’onore delle armi al nostro avversario e siamo umili, forse così facendo si potrebbe aprire uno spazio di soggettiva riflessione, invece no, invece dobbiamo dimostrare alla lega intera che siamo i peggiori e quindi vai con il walzer maestro!

Umiliante l’esito.

Scontato nell’umiliazione.

Ari fumble sullo snap. Turnover on downs.

In certi casi si usa utilizzare quest’affermazione però in senso positivo: la ciliegina sulla torta. Io in questo caso oso utilizzare la stessa espressione per commentare quest’ultima umiliante porcheria, ma ovviamente investita dei logici attributi negativi del caso.

Domenica arrivano i Minnesota Vikings, sarà la prima di 3 partite casalinghe. I Vikings ci massacreranno, forse non ne uscirà un altro shut out perché non mi sembra che abbiano una difesa impenetrabile e allora 3 punticini forse li metteremo sul tabellone, ma per il resto non facciamoci illusioni, se subiremo meno di 40 punti significherà che avremo fatto qualcosa di buono in difesa, ovviamente rispetto al nostro standard!

Domenica poi vedrete come verrà riscritto il record di yards guadagnate su corsa in una sola partita da Adrian Peterson visto che loro le corse le eseguono alla perfezione e noi le fermiamo poco e male.



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