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23 Aprile 2004.

Draft 2004
di Gianluigi Piscitelli

Il Draft è arrivato.

Finalmente, oserei dire.

L’anno scorso l’ho definito un evento catartico e, in quest’anno di magra, non posso proprio fare a meno di confermare la mia definizione, perché il prossimo week–end sarà uno dei pochi momenti di giubilo della stagione di football prossima ventura.

Già mi vedo a fantasticare perché in fondo Reggie Williams è molto più forte di Terrell Owens e perché quel DT scelto al sesto giro (per di più con la scelta "supplementare") è un forza della natura.

Quindi vivo i restanti giorni che mi separano dall’evento in trepidante attesa, divoro qualunque articolo sull’argomento, leggo qualunque mock draft che la rete mi propina.

Malgrado questo (direi ovviamente) non ho idea di cosa faranno i Niners, anche e soprattutto perché la situazione è in continua evoluzione e questo rende poco credibile ogni pronostico.

Da ultimo, ad esempio, una Corte Federale ha accolto il ricorso NFL contro Maurice Clarett, enigmatico RB di Ohio State, che voleva essere dichiarato eleggibile dopo aver giocato solo due anni al college (due anni, di cui uno di sospensione per aver preso dei soldi ed aver mentito alla NCAA).

Il caso Clarett ha un’incidenza indiretta sulle strategie oro rosse, perché il WR di USC Mike Williams si era avvalso della pronuncia favorevole al RB per dichiararsi eleggibile dopo soli due anni di college: adesso anche lui sembra dover tornare almeno per un anno da Pete Carroll, con la conseguenza che c’è un ricevitore in meno da poter selezionare.

In tutto questo Clarett ha fatto ricorso alla Corte Suprema, quindi i giochi sono ancora aperti.

Passiamo alla strategia dei Niners, della quale mi auguro di capire qualcosa di più.

Al sedicesimo posto San Fran, secondo la maggior parte dei pronostici, dovrebbe draftare un ricevitore, nella persona di Reggie Williams da Washington.

Sul fatto che Frisco necessiti di un ricevitore è inutile parlarne, visto che i titolari al momento sono Brandon Lloyd e Cedrick Wilson e che terzo è uno a scelta tra Battle, Poli – Dixon e Jordan.

Più complicato, a mio sommesso avviso, è stabilire se, viste le lacune della squadra ed i giocatori che escono dal college quest’anno, sia necessario effettivamente restare al n. 16 e scegliere proprio un ricevitore.

Ed allora cominciamo una disamina della squadra, in modo da avere le idee più chiare.

QB: Rattay, Dorsey e Doman. Ottimo. E stiamo parlando di ricevitori con questi tre a lanciare? La verità è che la società ha fiducia in Rattay ed è intrigata dal potenziale di Dorsey, quindi difficilmente selezionerà un QB nei giri più alti del draft. Secondo me fanno bene, sia perché condivido la fiducia in Tim e Ken, sia perché il mese scorso hanno deciso di affidarsi al prodotto di Louisiana Tech ed ora non avrebbe assolutamente senso tirarsi indietro. Poi magari avranno torto, ma comunque nessuno dei primi tre prospetti dovrebbe essere disponibile al n.16 e nessuno di quelli che seguono merita di essere scelto così in alto.

RB: Barlow e Robertson. Qui va già meglio, con la precisazione che Barlow deve dimostrare di reggere un’intera stagione da titolare e Robertson di essere un adeguato rincalzo. Serve profondità, da ricercare il secondo giorno.

FB: Beasley, Jackson, Isom ed il neoritornato Stanley. Niente da dire.

WR: Per ora sono i quattro di cui sopra, c’è bisogno di aiuto.

TE: Johnson, Walker e Jennings (LS). Anche qui c’è bisogno di maggiore profondità, soprattutto perché Johnson l’anno scorso non ha giocato grazie a Dale Carter e Walker, di fatto, non ha avuto molto spazio. Non credo, però, che valga la pena di investire una scelta.

OL: Harris, Heitman, Newberry, Robinson, Gragg, Kosier, Rehberg, Guiterrez, Ledford, Murphy. E’ l’unico reparto che la dirigenza ha rinforzato via free agency, con l’acquisto di Randall e Rehberg, peraltro a cifre piuttosto modiche. La versatilità è per adesso la migliore caratteristica del reparto, perché molti giocatori sono in grado di giocare in almeno due ruoli. Devo dire che sono piuttosto soddisfatto dal nucleo assemblato dalla dirigenza, anche se la salute di Rattay dipenderà dai progressi dei giovani Harris, Heitman e Kosier, oltre che dalla solita variabile indipendente che non voglio nemmeno citare. Sono contento di Randall, credo possa fare bene, anche se, in questo caso, è destinato ad una breve permanenza con la squadra (ha firmato un contratto annuale).

DL: Carter, Young, Adams, Engelberger, Williams, Whiting con asterisco. Reparto tutto sommato mediocre, è inutile negarlo. Teoricamente Carter è l’unico in grado di generare pressione, ma è costantemente raddoppiato senza che gli altri ne approfittino. Engelberger è stato riconfermato, ma non è affidabilissimo. Young ormai non ha più ed è stato tenuto soprattutto per la sua leadership e perché ha un contratto inavvicinabile. La presenza di Whiting dipende dal suo recupero dall’infortunio alla spalla. Quanto ai giovani, Adams ha fatto discrete cose l’hanno scorso, mentre Williams è un prospetto con tanto potenziale ancora inespresso. Non è un reparto in grado di intimidire nessuno, ha bisogno di nuove leve nei primi giri.

LB: Peterson, Smith, Ulbrich, Winborn, Rasheed, Moore. E’ ancora il miglior reparto della squadra. Gli unici problemi sono il potenziale holdout di Peterson (i suoi agenti hanno chiesto 30 milioni garantiti, con buona pace dei proclami sull’orgoglio di beccarsi il tag), il recupero di Winborn e la salute di Rasheed. Ciò malgrado il reparto non dovrebbe ricevere attenzione al draft, anche se si parla molto bene della classe dei LB del 2004.

CB: Plummer, Rumph, Williams. Anche qui sono dolori. Prescindendo da ogni valutazione su Plummer e Rumph, che secondo me non sono CB di livello elitario, manca del tutto profondità. Jimmy Williams è ben visto dal coaching staff, ma onestamente non credo che con lui quale terzo CB si possa avere una qualche speranza di fronteggiare gli attacchi aerei delle nostre rivali divisionali.

S: Bronson con asterisco, Parrish, Heard e Carpenter. Tony Parrish si è ampiamente dimostrato uno dei migliori free agents acquistati dai Niners nell’ultimo decennio. Bronson proviene da due pessime stagioni e probabilmente sarà tagliato dopo il primo giugno. Heard fa il compitino e di Carpenter si parla bene. C’è poi la possibilità di rivedere il mio idolo John Keith, che si è sempre ben comportato. Non credo, indipendentemente dalla partenza di Bronson, che il reparto abbisogni di particolari attenzioni.

K: Peterson. Qui niente da dire, solo dita incrociate.

P: Non pervenuto. Se ne draftano uno alla Chandler mi impicco, secondo me ci si deve accontentare di un undrafted.

Stando così le cose, ciò che emerge chiaramente dallo stato attuale del talento a disposizione dei Niners è che non sarà un ricevitore, né d’altra parte un qualunque altro singolo giocatore, a risolvere immediatamente i problemi della squadra.

Donahue ha detto che, se fosse per lui, sceglierebbe 20 giocatori, ed io non posso che concordare ed augurarmi che scambi la sedicesima scelta con una più bassa per poter disporre di qualche selezione in più.

La soluzione ideale sarebbe quella di orchestrare una serie di scambi come quelli del draft 2000, che ci consentirono di selezionare due giocatori per ciascuno dei primi tre giri e di creare il nucleo della nostra giovane, promettente, ma incompleta difesa.

E allora, fermo restando che mi auguro sia scelto un ricevitore, l’ideale sarebbe scendere di una decina di posti per una scelta supplementare al secondo (difficile) o al terzo giro, con la possibilità di scendere ulteriormente a seconda dell’andamento del draft.

Inutile dirvi, tuttavia, che questa "strategia" è condizionata alle decisioni delle 15 squadre che al momento ci precedono.

Questo perché non si sa con certezza cosa combineranno lì avanti, soprattutto le prime quattro, ovvero San Diego, Oakland, Arizona ed i Giants.

I Chargers, infatti, sono dipinti come una squadra affetta dalla sindrome di Leaf e da numerose deficienze in organico e, pertanto, sarebbero riluttanti a selezionare Eli Manning e disposti a barattare la possibilità di assicurarsi il QB da Ole Miss, Robert Gallery o chi per loro pur di avere scelte supplementari.

Oakland non ha nessuna psicosi da combattere, ma, al pari dei rivali divisionali, ha parecchi lacune e potrebbe finire per scegliere indifferentemente QB, OT o WR. Senza contare che pare stiano piovendo offerte, soprattutto dai Redskins, per assicurarsi Gallery.

I Cardinals, invece, sembrano orientati sul WR di Pittsburgh Larry Fitzgerald e questo malgrado l’anno scorso abbiano selezionato un WR al primo ed al secondo giro (Bryant Johnson e Anquan Boldin); il motivo è semplice: Fitz è il protégé di coach Dennis Green perché è il figlio di un suo amico, era il ball boy a Minnesota, dove imparava l’arte da Moss e Carter, e, soprattutto, è uno di quei giocatori che non si possono lasciar scappare. Altra possibilità è il QB, malgrado Green abbia dato fiducia all’inesperto Josh McCown. Sono gli unici che dovrebbero certamente restare al loro posto, quindi …

Numero quattro i Giants, che vogliono Gallery o Manning e per questo dovrebbero avanzare, salvo imprevisti.

Dopo di ciò può succedere di tutto, perché seguono una serie di squadre inguaiate in vari reparti (Skins, Lions, Browns, Falcons …) che sceglieranno il miglior giocatore disponibile.

Tra gli scenari eventuali quelli che preferisco vedono uno tra Mike Williams (sempre se eleggibile), Sean Taylor (S da Miami che alcuni paragonano ad un signore che si chiama Lott) e Kenechi Udeze (DE da USC) scivolare fino al sedici. In questo caso, allora, manderei a farsi friggere il discorso sulla scelta supplementare e mi assicurerei, come manna scesa dal Cielo, il talento piovutoci in testa. Dubito che quanto sopra accada, però tre mock drafts, a dire il vero un po’ risalenti, hanno previsto questa possibilità.

In conclusione, l’unica certezza del Draft è che sarà del tutto imprevedibile e riserverà parecchie sorprese, mentre l’unica cosa di cui i Niners devono preoccuparsi è quella di portare a casa il maggior numero possibile di giocatori che siano in grado di contribuire nell’immediato futuro.





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