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26 Maggio 2004.

NFL Draft 2004 – Volume 2.
di Gianluigi Piscitelli

Un mese fa al Madison Square Garden qualcuno si è divertito ad immettere nei condotti di aerazione un miscuglio di sostanze non ancora identificato generando l’ebbrezza generale.

E’ successo quindi di tutto, con squadre che sembrano aver vinto la lotteria ed altre di cui ci sta ancora interrogando circa l’operato.

La storia che ha goduto di maggior risalto è indubbiamente quella legata ad Elai (così si pronuncia) Manning, fratello e figlio di.

Tutto perché lui a San Diego non voleva assolutamente andare, tanto da farlo dichiarare apertamente a papà Archie nei giorni immediatamente precedenti al Draft.

Quando poi, però, i Chargers lo hanno scelto lo stesso, tutti hanno per un’ora parlato dei Bolts come di sciagurati che avevano appena deciso si suicidarsi, di nuovo.

Dopo un’ora, invece, i panni degli sciagurati li hanno vestiti i Giants che, per assicurarsi il ragazzo – viziato? – da Ole Miss, hanno selezionato Philip Rivers da NC (il QB che i Chargers volevano) e lo hanno spedito a San Diego assieme ad una terza di quest’anno ed una prima ed una quinta dell’anno prossimo.

Totale cinque scelte in cambio di una. Secondo me è una cassolata gigante.

Indipendentemente dall’effettivo valore di Manning, valore tutto da verificare, i Giants sono una squadra il cui nucleo è composto da giocatori mediamente anziani e mediamente bravi che hanno voglia di vincere il titolo, hanno una linea sospetta, un nuovo allenatore arrivato in città per portare disciplina, che ha tuttavia deciso di ipotecare parte del proprio futuro per assicurarsi un ragazzo che, a tutto voler concedere, inizierà a pagare dei dividendi tra tre anni, quando cioè Strahan, Barber, Hilliard, Toomer e compagnia potrebbero essere altrove.

Il tutto senza considerare che nessuno sa se il ragazzo quei dividendi li pagherà effettivamente.

Ed allora, è meglio avere un Rivers oppure un Roethlisberger "qualunque" assieme soprattutto, ad una prima scelta 2005 ed una terza scelta 2004, oppure Eli Manning?

Bella domanda, la cui risposta dipende dalle evoluzioni delle carriere dei tre ragazzi; così su due piedi, vi dico che mi tengo stretta la mia scelta numero 4, magari la do ai Browns in cambio di una seconda scelta supplementare, e sto a vedere che succede, nel senso che mi posso accontentare sia di Rivers che di Roethlisberger. Quando tutto manca – difficile – vado fuori dai dieci, mi assesto tra i quindici ed i venti, e mi prendo Loshman (il tutto, ovviamente, seduto alla scrivania un mese dopo il Draft).

Ulteriore rilievo che milita a sfavore dell’operato dei Giants è relativo alla sorte dei QB scelti al primo giro dal 1984 (l’anno dopo Elway, Kelly e Marino) ad oggi, dei quali sia Espn che CNNSI hanno riportato le statistiche non certo confortanti: in pochi sono arrivati al Super Bowl, in pochissimi ci sono arrivati con la squadra che li aveva selezionati: andate a leggere i numeri riportati in quegli articoli e capirete quanto la storia recente sia contraria alla scelta dei G-Men.

L’errore maggiore di NY, comunque, è probabilmente quello di ritenere che le sorti di una squadra siano legate solo ed esclusivamente al rendimento del QB, laddove, a mio sommesso avviso, per quanto Manning potrà emulare le gesta del fratello, se non sarà attorniato da un gruppo di giocatori capaci, allora farà la fine del povero Marino, almeno quanto ad anelli portati a casa.

I Giants, poi, tanto per facilitare le cose al loro nuovo signal caller, hanno giustamente preferito non sborsare circa otto milioni a Kerry Collins e lo hanno tagliato: morale della favola, salvo l’arrivo di qualche veterano tipo Kurt Warner, sarà Elai il titolare. E con quella linea è meglio che sia più mobile del fratello.

A questo punto, tanto per continuare a prendersela con Ernie Accorsi, va detto anche che l’altro lato della medaglia rispetto ai QB del primo giro è quello dei QB scelti dal sesto giro in poi che, a differenza dei loro meglio prezzolati colleghi di cui sopra, portano a casa anelli che è un piacere: B. Johnson, Tom Brady e Kurt Warner hanno vinto quattro degli ultimi cinque titoli (e tre degli ultimi cinque MVP) pur essendo stati scelti al settimo e sesto giro i primi due e pur non essendo stato scelto affatto il QB da Iowa.

Tutto questo vuol forse dire che i QB vanno scelti solo a tarda ora il secondo giorno?

Non necessariamente, però forse significa che, viste le abissali differenze tra football college e football professionistico, vale la pena farsi un po’ di sana gavetta senza avere gli occhi di tutti puntati addosso e senza essere costretti a dover dimostrare da subito di essere il nuovo Joe Montana, e poi mettere a frutto tutto il lavoro oscuro di reggi lavagne quando si presente l’opportunità.

Questo non certo per postulare l’assioma per cui il Super Bowl lo vinci solo se drafti il tuo QB al settimo giro, ma solo per cercare di far luce su quello che è il ruolo probabilmente più complesso del football e, comunque, quello che garantisce al "povero" ventiduenne che lo ricopre la garanzia di avere tutti i riflettori puntati dal primo singolo passaggio dei workouts di maggio e, peggio, un pingue numero di avvoltoi pronti a criticare ogni singolo errore che sarà commesso.

Ovviamente un QB deve saper fronteggiare pressione ed aspettative, soprattutto quando porta a casa un bonus di una valangata di milioni di dollari alla firma del primo contratto da professionista, però c’è bisogno di tempo anche per imparare questo.

Una prima scelta assoluta titolare dal giorno numero zero ha probabilmente maggiori possibilità di fallire rispetto ad un’oscura scelta del secondo giorno, che nessuno conosce, che sembra essere destinata solo a fare numero o, al più, a portare un po’ di borracce su e giù per il campo.

Si, Peyton Manning è stato titolare dal giorno uno e non mi sembra ne abbia risentito, però è probabilmente l’eccezione che conferma la regola, soprattutto se si tiene conto del back-ground culturale (sotto il profilo sportivo, per quel che ne so) che si porta dietro.

Riuscirà suo fratello ad imitarlo? Non lo so, però gli avvoltoi di cui sopra si staranno già sbizzarrendo, visti i tre fumbles, l’intercetto ed il primo preoccupante allenamento della prima scelta assoluta.

In ogni caso, il problema per Eli sarà quello di dover fronteggiare i paragoni con Ryan Leaf che inevitabilmente gli pioveranno addosso al primo errore (mi auguro però che lui li faccia solo sul campo): è un viziato, si è permesso di rifiutare una squadra, campa di rendita, se richiamassi Manning anch’io … e chi più ne ha più ne metta.

Il Generale Patton (… ehm Coughlin) avrà quindi una bella gatta da pelare ed il suo primo compito non sarà probabilmente quello di forgiare un nuovo grande QB, ma quello di evitare che una giovane promessa scoppi prima ancora di essere scesa in campo.

Giants a parte, questo draft sarà forse ricordato per il dominio dei giocatori dell’Università di Miami (7 al primo giro) e dei ricevitori (anche loro in sette al primo giro) e per la solita serie di decisioni strane ed apparentemente incomprensibili.

Particolarmente dure sono state le critiche per Dallas (esce dal primo giro con i migliori RB ancora disponibili e poi ne seleziona uno al secondo), Cleveland (dare via una seconda scelta per Winsolw jr. è forse eccessivo), Kansas City (non solo esce dal primo giro, ma apparentemente non si rinforza), Saint Louis (per la terza volta negli ultimi cinque draft investe una scelta alta per l’erede di Marshall Faulk), Philadelphia (per averci regalato una seconda scelta ed aver selezionato un giocatore su cui molti nutrono perplessità).

Il resto della truppa si è comportata in modo piuttosto lineare ed il giudizio complessivo sull’operato delle "war rooms" è stato nel complesso positivo.

Detroit ed Atlanta, che insieme ai Patriots e Texans hanno scelto due giocatori al primo giro, sulla carta hanno fatto il lavoro migliore, gli stessi Patriots, soprattutto grazie all’arrivo di Corey Dillon per una seconda scelta, hanno come al solito scelto molto bene, ma come ho già detto e come continuerò a dire, per avere idea del valore dei giocatori scelti si deve aspettare ameno fino al 12 settembre.





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