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21 settembre 2006.

La bi-zona
di Gianluigi Piscitelli

E’ uno strano "articolo" questo.

L’ho scritto a pezzi.

L’ho riletto varie volte.

Non mi piace.

Devo sforzarmi a renderlo leggibile e non ho tempo.

Per iniziare, alcune sue parti sono ragionate a tavolino, non sono cioè spontanee come piace a me.

Ad esempio, in una e-mail a Joe di metà settimana avevo promesso di scrivere in caso di vittoria o di pesante sconfitta, il tutto con già in mente una digressione sulla bi-zona.

Quando, venerdì, ho appreso della morte di Oriana Fallaci, ho pensato che mi avrebbe fatto piacere tributarle un omaggio utilizzando il titolo del suo libro post 11 settembre, "La rabbia e l’orgoglio", in caso di vittoria.

Poi ho pensato di soprassedere dal titolo (perché equivaleva a voler approfittare della sua morte), ma non dalla voglia di ricordarla, seppur brevemente e seppur parlando di sport.

Mi piace, molto, la Fallaci, non che abbia la presunzione di capire tutto quello che scrive, per carità, però condivido alcune sue idee ed ammiro il suo stile diretto, con pochi peli sulla lingua e molto politicamente scorretto. Mi fermo qui, scusandomi per la digressione.

Poi è venuta la partita di domenica, che volevo fortissimamente che i Niners vincessero, cosa questa che non mi accadeva da anni.

Loro hanno vinto e quindi eccomi qui a parlarne (intanto siamo giunti almeno la terza riedizione).

Allora, qual’è il motivo della vittoria? Mi sembra chiaro che sia la bi-zona della difesa, visto che ho letto che un dispaccio rilasciato dai Niners la settimana scorsa dava come titolari 4 D-Linemen, 4 Linebackers e 4 D-Backs: Mike Nolan ha preso spunto dal modulo "5-5-5" della Longobarda di Oronzo Canà, quello in cui non si gioca in quindici, visto che tutti fanno movimento, tutti vanno avanti ed indietro, così sembra che siano effettivamente in quindici e gli avversari non ci capiscono niente …

Peraltro ’sto fatto della bi-zona non è neanche tanto una baggianata, perché il nostro allineamento difensivo è assai cangiante, mutando di continuo dalla 3-4 di base alla 4-3, con BY che gioca end (anche nella 4-3) e poi si sposta all’interno nelle situazioni di ovvio passaggio, con Moore schierato come DE, eccetera.

Ok, la storia della bi-zona non regge, non è il cambio del fronte difensivo la ragione del successo con gli arieti, però è certamente merito della difesa che si è portato a casa lo scalpo dei Rams (a proposito sono tre di seguito e siamo anche arrivati a – 3 nel computo totale degli scontri diretti), visto che non ha concesso i consueti big plays a Holt e Bruce, ha retto mediamente bene in situazione di terzo down, ha subito cento tollerabili yards da Jackson, ha generato un’ottima pressione, la secondaria ha giocato bene (Adams e Walt Harris su tutti, bene anche Spencer): insomma un turnaround completo rispetto all’esibizione della settimana precedente in Arizona.

Assodato che la difesa ha giocato bene, non me la sento, tuttavia, di poter definitivamente tirare un sospiro di sollievo, perché aver l’imitato l’attacco dei Rams dipende anche dal fatto che Saint Louis non è più the greatest show on turf e che coach Linehan sta cercando di enfatizzare il gioco di corse più di quanto non abbia mai fatto Mike Martz e che quindi gli arieti stanno ancora provando – con risultati non soddisfacenti - a raccapezzarsi ed a trovare un loro equilibrio.

E’ un buon inizio, sono buoni segnali, anche se, esattamente come avvenuto un anno fa, sarà la partita di domenica prossima, contro gli aquilotti della Pennsylvania ed il loro attacco (n. 1 NFL) a farci capire chi siamo – peraltro, proprio come l’anno scorso, gli Eagles provengono da una bruciante sconfitta e non possono permettersi di perderne due di seguito.

Due parole sull’attacco, adesso, perché ho appena finito di andare a spulciare un po’ di dati sul sito della NFL.

Siamo sesti per yards di media a partita e primi per yards per gioco e fin qui tutto bene.

Non son tutte rose e fiori, però, e per capire cosa non va ancora non c’è niente di meglio che ripensare alla partita contro i Rams.

A voler essere eccessivamente pignoli, ed anche un po’ superficiali, si potrebbe dire che domenica abbiamo segnato i punti solo grazie a giocate individuali (ricezione di Battle su passaggio deviato, ritorno di Hicks e successiva corsa di Gore, ricezione di Bryant, fumble di Douglas e Sopoaga) e che quindi il nostro attacco è certamente migliore rispetto a quello dell’anno scorso, ma non può essere definito un buon attacco.

Dalla partita di domenica, infatti, abbiamo avuto l’ulteriore conferma di essere deficitari quanto a tempo di possesso, percentuale di chiusura del terzo down e percentuale in red zone.

Non a caso i Niners sono in fondo alle classifiche in ciascuna di queste quattro categorie: venticinquesimi per numero di giochi, ventinovesimi per tempo di possesso, ventinovesimi per percentuale al terzo down (23% circa, uno su quattro), mentre non sono riuscito a trovare le classifiche relative alla red zone, ma non credo che siamo tra i migliori.

Questi tre aspetti sono quelli su cui Turner e Nolan devono lavorare parecchio, soprattutto in prospettiva futura, magari coinvolgendo di più i TEs (sei ricezioni per 39 yards, tra cui una di 31, in due partite per EJ e VD sono pochine), provando a far correre qualche traiettoria sulla corta o media distanza e con chiamate diverse dalla corsa centrale dietro ad Anthony Adams dalle due yards (lo score su questo tipo di schema mi sembra che dica tre portate, due yards, un fumble o giù di lì).

Ora chiudo, il coffee break è finito (peccato non poterlo allungare col Bailey’s).





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