Home Page

FORUM

Gianpages

Gabpages

Torpages

Fanpages

SPECIAL

NBA Planet

Statistiche 1995-2002

Storia

Superbowls

Roster

Draft

Campionati

Statistiche 2001

Links

Contattaci






GIANPAGES




9 ottobre 2004.

La profezia
di Gianluigi Piscitelli

Salve, benvenuti su un articolo a richiesta.

Paolo, il benefattore americano, mi chiede di scrivere dei suoi Texas e di dedicargli il pezzo. E siccome in questo momento gli sono non debitore, ma di più, obbedisco.

Allora: David Carr si è tagliato i capelli, perché gli Houston Texans sono finalmente riusciti a vincere due partite consecutive, avendo battuto gli Oakland Raiders, affidati a Kerry Collins dopo l’infortunio a Rich Gannon, per 30 a 17.

Ora a Paolo vorrei dire che più di questo non posso scrivere e che mi dovrebbe aiutare lui che la partita l’ha vista, però sarò magnanimo, sempre per il debito di cui sopra, e quindi mi lancerò nel dire che i Texans riusciranno a fare Three-peat (per coach Riley: il webmaster non mi passa una lira, quindi, per favore, non venirmi a chiedere dei soldi perché ho fatto uso della tua invenzione!!) battendo Minnesota in casa domenica prossima.

Forse sbaglio, però i Texans sono una squadra da tenere d’occhio, che dovrebbe poter dare fastidio a parecchie squadre, soprattutto se riusciranno a scongiurare l’autolesionismo che gli è costato le prime due sconfitte; contro Oakland, al contrario, hanno causato quattro turnovers negli ultimi 4 drives offensivi dei Raiders, ovvero quando si è decisa la partita. E’ un buon segnale.

La partita dipenderà molto dal rendimento di Domanick Davis, che dopo un anno da rookie molto positivo, non si sta ripetendo (tra l’altro domenica non ha giocato ed è stato ottimamente sostituito da Wells) e dalla difesa, che mi sembra ancora deboluccia, soprattutto sui passaggi, anche se Dunta Robinson (domenica scorsa due intercetti) sta iniziando ad essere un fattore.

Minnesota, peraltro, non potrà contare né su Michael Bennett, che sta recuperando da un infortunio, né su Onterio Smith, che ha appena perso l’appello contro la decisione della NFL di sospenderlo per 4 partite e pertanto inizierà a scontare la pena da domenica prossima. Peccato per loro, visto questo che Texas ha concesso ad Amos Zereoue domenica scorsa.

Alla fine, però, malgrado il mio pronostico che sa tanto di sviolinata, Culpepper e Randy Moss dovrebbero riuscire a trovare un modo per prevalere.

Ora, riprendiamo la consueta scaletta, perché non sono bravo ad arrampicarmi sugli specchi.

Quarta sconfitta, peraltro molto pesante, dei Beavers di Sabby Piscitelli, questa volta contro California e nessuna notizia di rilievo per il più forte SS italo-americano dell’NCAA. Comunque California sta andando molto bene e sabato se la vedrà con USC, che è sempre la n. 1 del ranking. Sarà una gran partita, per chi riuscirà a vederla.

Baseball adesso, perché gli Atlanta Braves hanno vinto il tredicesimo titolo divisionale consecutivo. Fregherà a nessuno anche questo, va bene, però tenete presente che nessuna squadra in nessuno sport professionistico è mai riuscita a fare altrettanto e, soprattutto, che per il secondo anno consecutivo la squadra della Georgia ha utilizzato un approccio al mercato simile a quello dei Niners: se siete bravi andate, perché non possiamo permetterci di pagarvi (via Greg Maddux, Gary Sheffield, Javy Lopez e Vinny Castilla). Grande Bobby Cox, anche perché ha appena vinto la duemilesima partita in carriera, peccato che in questi tredici anni sia arrivato un solo successo alle World Series e che anche quest’anno si uscirà al primo turno (Houston in 4; nelle more dell’ultimazione dell’articolo sono 1-1).

Pronostico World Series: sono troppi anni che non vincono i Red Sox (che intanto hanno sconfitto 3-0 Anaheim), l’ideale sarebbe vederli battere gli Yankees (2-1 contro Minnesota) in sette (con errore decisivo di A-Rod, magari) e poi prevalere in finale proprio contro gli Astros. Ma la vedo difficile.

Parliamo di football, che è meglio per chi non tifa Niners, e segnatamente di Jacksonville c/ Indianapolis, partita più interessante dello scorso week-end, e prima partita vista a casa mia con audio, colori e senza Sky.

Hanno vinto i Colts 24 a 17 e la partita da un lato mi ha fornito una serie di conferme, dall’altro mi ha lasciato parecchi dubbi insoluti.

La prima conferma riguarda l’attacco dei Colts, per il quale non esistono veramente limiti: di fronte alla più forte difesa del campionato, Manning e soci hanno sfoderato l’ormai "tranquilla giornata in ufficio", segnando e dominando quando c’è ne era bisogno (ovvero sul 10 – 6 e sul 17 pari). Peraltro Manning, intercettato per la prima volta dopo circa 120 lanci grazie ad un capolavoro balistico di un rookie LB dei Jaguars, nei tre drives culminati in TD non ha sbagliato un solo passaggio.

La forza maggiore dei Colts, oltre allo smisurato talento del QB da Tennessee, risiede nel poter disporre di una serie infinita di armi offensive, tutte estremamente pericolose, che rendono veramente difficile il compito ad ogni defensive coordinator avversario: la potenziale presenza di almeno cinque tra Harrison, Wayne, Stoakley, Pollard, Clark, James e Rhodes obbliga infatti gli avversari a correre dei rischi (la matematica dice che non puoi raddoppiarli tutti), sotto forma di mismatch se un LB deve andare a coprire lo slot receiver oppure il RB.

Altra conferma riguarda la difesa dei Colts: fino ad ora è la trentaduesima della lega e domenica ha dimostrato che i numeri non mentono, consentendo all’attacco dei Jaguars – non certo uno dei più esplosivi – di rimanere saldamente in partita. Certo Leftwich ha giocato una grande partita, però quei CB che hanno sono ampiamente battibili e non credo che possano riuscire a marcare nessun ricevitore appena decente uno contro uno (non ne parliamo proprio di coprire Jimmy Smith su un decisivo quarto ed uno dalle 48 Jax, risultato nel TD del pareggio a 17).

L’unico elemento positivo della difesa Colts, comunque, è stato decisivo: per la seconda settimana consecutiva, dopo aver subito per tre quarti di gioco, al momento cruciale ha fermato l’attacco avversario consentendo alla squadra di vincere la partita. Due settimane fa contro i Packers (dove sei Alessandro?), che sembravano marciare sicuri verso il 38 pari grazie a Favre e Javon Walker, proprio un fumble di Walker ha dato a Manning la possibilità di portarsi a più 14 e chiudere i giochi. Settimana scorsa risultato analogo: dopo il TD di Smith convertito da due ed il TD di James del +7 Indy (mettiamoci un po’ di polemica italica, i Colts hanno convertito un terzo down grazie ad una dubbia chiamata di holding ai danni di Washington), la difesa non ha lasciato spazio a Fred Taylor, impedendogli la chiusura di un terzo ed un quarto e poco, restituendo la palla a Manning che si è inginocchiato un paio di volte dopo che James aveva chiuso l’ultimo primo down.

Non c’è niente di meglio di una difesa che ferma gli avversari quando serve, questo è vero, però quando le partite conteranno un po’ di più ha seri dubbi che i Colts potranno fare affidamento su questa loro attuale capacità. Soprattutto quando gli avversari saranno Patriots, Eagles o Seahawks …

Due righe sui Niners, per prendere atto della quarta sconfitta consecutiva, in casa contro i Rams.

Partita senza storia, punteggio bugiardo, shutout evitato solo grazie a 2 TDs in pieno garbage time. L’unico merito dei Niners, forse, è quello di aver fatto capire a Mike Martz, allenatore dei Rams, che mantenendo in equilibrio il numero di giochi di corsa e quello dei giochi di lancio la sua squadra diventa difficilmente fermabile.

Certo, contro di loro c’era una linea difensiva che cambia quattro uomini a settimana o giù di lì (fino ad ora 16 diversi linemen si sono alternati nel roster dei Niners), però mi auguro che il loro coach comprenda che la strategia offensiva va impostata preliminarmente sul gioco di corse che, malgrado una linea d’attacco non eccelsa a causa degli infortuni, ha tutte le caratteristiche per essere dominante. Non senza considerare che le difese avversarie fino ad oggi erano ben consapevoli che Martz avrebbe lanciato, lanciato, poi ancora lanciato e quindi solo alla fine corso, ora invece potrebbero trovarsi di fronte un attacco molto bilanciato, egualmente letale per terra e per aria, veramente difficile da fermare.

Tornando agli artefici delle nostre pene, il webmaster non poteva utilizzare espressione più azzeccata de "la sfiga ci vede benissimo", visto che un quarto della squadra è alle prese con infortuni piuttosto seri: la lista infortunati l’avrete già letta nella home page, qui vi dico che perdere Rumph, Wilson o Lloyd (che forse domenica ripartirà titolare) cambia poco o niente in termini di risultato, ma è devastante in prospettiva futura perché i giovani quest’anno devono fare esperienza e migliorare, obiettivi difficilmente perseguibili da bordo campo. Discorso solo in parte diverso per Eric Johnson: la sua assenza farà male più a Tim Rattay che alla sua crescita professionale, che mi sembra più che ben avviata alla luce delle sue prestazioni di quest’anno.

Comunque domenica arrivano i Cardinals, i Niners partono favoriti di un punto e mezzo, ma non aspettatevi una vittoria a mani basse, perché la loro difesa sta giocando molto bene, mentre la nostra non è probabilmente in grado neanche di fermare un Josh Mc Cown qualunque (sempre con il dovuto rispetto, sia chiaro).

Qualche notizia dal resto del mondo, prima di chiudere: Jamal Lewis dei Ravens ha patteggiato quattro mesi di reclusione per aver aiutato un amico a spacciare droga, sconterà la pena a fine stagione, ma salterà due partite perché è stato sospeso dalla NFL; analogo discorso per Rafael Furcal, shortstop dei Braves, che sconterà i suoi 21 giorni di carcereper guida in stato di ebbrezza solo alla fine della stagione (che bello, se deciderò di commettere un reato mi farò prima ingaggiare da una squadra professionistica americana); Chris Simms domenica disputerà la prima partita da titolare per i derelitti Bucs (occhio al figlio del grande Phil, cui ha forse fatto molto male la decisione di andare a giocare al college a Texas, dopo aver scelto Tennessee, visto che lì c’era un eroe locale sophomore – Major Applewhite – che ha fatto il titolare per tre anni); da ultimo Ricky Williams potrebbe essersi rotto di viaggiare e leggere libri e vorrebbe tornare a giocare (non pensiate che gli otto punto sei milioni che deve ai Dolphins abbiano avuto una qualche incidenza sulla sua decisione), ma Zach Thomas ha detto di no.

Concludo con la profezia.

Tra circa vent’anni i San Francisco Forty Niners saranno protagonisti di una battaglia legale senza precedenti, all’esito della quale la proprietà passera dalla famiglia York – De Bartolo ad una cordata di imprenditori ed ex giocatori, guidati da Terrell Owens.

La prima decisione dei nuovi proprietari sarà quella di abbattere il Monster Park (ebbene sì, adesso il Candlestick si chiama così) e di costruire un nuovo stadio ultra avveniristico.

Segue una rivoluzione nel coaching staff e nei giocatori, che sono tutti mandati a casa.

Si arriva poi all’anno di grazia 2026, al mese di Aprile, tempo di Draft, e si decide, in ricordo dei bei tempi (tra)passati, di selezionare un altro QB italo–americano, dalla University of Texas El Paso, per risollevare le sorti della squadra. Si chiama Francesco e ci guiderà, già dall’anno da rookie, al sesto Super Bowl.





HOME PAGE