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2 Novembre 2005

Cody
di Gianluigi Piscitelli

Cody, Cody, Cody (oppure Brüschi, Brüschi, Brüschi)!

Titolo che sostituisce il precedente Reggie Bush, Reggie Bush, Reggie Bush, di un articolo che non ha mai superato il decimo rigo.

Allora vinciamo con Tampa, mi risveglio dal mio torpore, siamo di nuovo grandi, eccetera, eccetera …

Ma come, settimana scorsa perdevamo 52 a 17 contro i Redskins ed io zitto a pensare al RB di USC, ed ora, per una vittoria contro gli ex primi della classe, in versione decapitata, sto qui ad inneggiare ad un giocatore di special team, che all’occorrenza si trasforma in terzo QB (oppure è il contrario, chi può dirlo)?

Mi spiace, sono fatto così, e certo non mi aiuta la strana stagione dei Niners.

Siamo quasi al giro di boa e non ho capito quanto siamo scarsi, quanto e se stiamo migliorando, se e quanto Nolan è capace. Tanto per cambiare non ho le idee chiare, insomma.

Forse mi può essere di aiuto ragionare qui mentre scrivo, magari ripartendo da dove mi sono fermato, cioè dalla orrenda partita contro i Cardinals.

Il Messico ha probabilmente aperto gli occhi a Nolan, il quale si è messo in testa che, per quanto la NFC West possa far schifo, non è comunque alla nostra portata.

Diretta conseguenza di quanto sopra la retrocessione di Rattay, quello che molto teoricamente ci avrebbe dovuto consentire di essere più competitivi, a favore di Alex Smith.

Sulle prime non sapevo che pensare, perché il Rattay visto contro i Cardinals è stato veramente imbarazzante, ma far "battezzare" il ragazzo dalla difesa dei Colts non mi lasciava molto convinto.

Il campo secondo me ha dato ragione a Nolan (?!), perché la prima scelta assoluta ha preso botte per quei pochi minuti in cui è riuscito a restare in campo, lanciando quattro intercetti e perdendo un fumble: non credo che una persona sensata di mente potesse pensare che sarebbe andata diversamente, quindi Nolan, con la sua decisione, ha dimostrato di avere immensa fiducia nel ragazzino, di non temere che la sonora lezione impartitagli da Indy lo avrebbe demoralizzato e magari avrà anche pensato che la miriade di fesserie che Smith avrebbe commesso gli sarebbero state molto più utili che assistere, lavagna alla mano, ad un’altra scialba prestazione di Rattay.

Malgrado tutto, esperimento riuscito perché peraltro, a fidarsi dei numeri, sembra che si sia riusciti a corricchiare e perché la difesa ha concesso solo 21 punti a Manning & co., anche se l’attacco dei Colts versione 2005 è quasi il parente povero della versione 2004.

Nelle due settimane che hanno preceduto la trasferta nella capitale Nolan si è poi sbarazzato di Rattay, cui forse stava stretto il posto di riserva dei Niners (?!), e che comunque non serviva più.

Si è ricavato poco – una sesta migliorabile dai Bucs improvvisamente orfani di Griese – ma non è che Tim avesse fatto chissà quali grandi cose per giustificare pretese più elevate.

Contro i Redskins non so di preciso cosa sia accaduto, perché non è che avessi poi così tanta voglia di andare a leggere le ragioni dell’ennesima batosta. So per certo delle imbarazzanti amnesie di Spencer – ma non stava venendo su bene? –, ma poi null’altro.

A quel punto ho iniziato a ripensare a quello che mi ero augurato ad inizio anno ed a quello che avevo chiesto a questa stagione, cioè di vedere una nuova mentalità nei nostri giocatori, dai quali mi aspettavo sconfitte a ripetizione, ma anche la dimostrazione di avere un’anima e dei solidi attributi.

E all’esito di questi miei pensieri, non senza sconforto, mi sono detto che gli indizi erano scarsi, ma che, prima facie, non mi sembrava fosse cambiato molto.

Si, non c’era più il "mantra" del telefonino (plagio n. 1), ma al mercatino dell’usato non avevamo trovato nient’altro se non le "sparate" di un coach obnubilato (plagio n. 2) dall’eccesso di entusiasmo e troppo inesperto – perché stuzzicare Arrington?! – e dal cambio forse non ci avevamo perso, però neanche guadagnato.

Poi è arrivata Tampa.

Che sia la dimostrazione che Nolan stia veramente riuscendo a forgiare il carattere dei suoi – mediamente scarsi – giocatori?

Quella di ieri è l’unico tipo di partita che quest’anno possiamo sperare di poter vincere, ovvero una in cui non ci affossiamo in attacco, in cui il gioco di corse, in un modo o nell’altro, ci consente di chiudere qualche primo down, magari anche consecutivo ed in cui la difesa, più riposata, riesce a fare l’unica cosa che doveva – cioè non farsi battere dal gioco di corse avversario.

Veramente la partita perfetta.

Certo non è finita 38 a 10, anzi, è stato l’ennesimo finale al cardiopalmo, ma, come aveva detto Davide in un intervento sul forum post Rams, quest’anno possiamo solo vincere partite con finale al cardiopalmo.

Meglio così, però, perché questa è una partita che crea coesione, che da morale e fiducia, ovvero fortifica quelle doti che suppliscono alla mancanza di talento e che ci consentiranno, ma qui lo dico e qui lo nego, di cercare di evitare il ripetersi di partite come quelle di Philadelphia o di Washington.

Titolo per Cody Pickett, perché è quello che cantavano i tifosi al Monster Park, dopo il completo di dieci yards a Brandon Lloyd e dopo la sua corsa che ci hanno consentito di chiudere due decisivi terzi down. Tra l’altro ho letto che prima di entrare a sostituire Dorsey ha fatto anche un placcaggio in un’azione di special team … Senza parole. Menzione a parte per B. Young – immenso – e per Barlow, decisivo come poche volte in carriera.

Ora due dediche, abbastanza impegnative.

La prima per Tedy Bruschi che ha – follemente – deciso di tornare anzitempo per dare una mano ai suoi Patriots in un momento di estrema difficoltà. Ennesimo momento I feel good, ma quell’uomo è veramente incredibile, non ho altre parole per definirlo. Tedy for Prez!

La seconda per il prof. Gianni Clerici perché ho appreso che è diventato Professore all’Università di Pavia per complimentarmi e per ringraziarlo di avermi fatto crescere con frasi tipo "ho capi … ho capito, ma è un Agassi co…, completamente obnubilato" (Becker – Agassi, semifinale Wimbledon 1995, 2/6, 7/6, 6/4, 7/6 per il tedesco, detta nel tie break del quarto set dopo una risposta vincente di "Bum Bum"). Mitico.

Non dimentico Sabby, ma Oregon State le ha prese da nonmiricordochi, e la secondaria secondo me non sta giocando bene. Che tutta l’attenzione che gli dedico lo abbia distratto?





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