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23 novembre 2004.

E quell'infame rise
di Gianluigi Piscitelli

La citazione dal libro "Cuore" è tutta per me, che lunedì scorso, dopo aver appreso che avevano perso 37-27 (li avevo lasciati sul 27 pari) ho riso di gusto.

E non era una risata di rassegnazione, ma un ghigno "malefico" di chi gode delle disgrazie altrui, un po’ lo stesso che sfoggio ogni volta che The Big Diesel schiaccia e Miami vince e che ho sfoggiato quando Boston ha recuperato da 0-3 e mazzolato gli Yankees (con buona pace del Bambino e della sua ottuagenaria maledizione).

Perché ce l’ho con i Niners? Perché San Fran deve scontare le sue colpe (la tracotanza passata e presente, sfociata nelle scelte disastrose che ci stanno affossando) subendo umiliazioni ogni domenica e non smetterà se non quando toccherà il fondo, sarà fatta piazza pulita e si ricomincerà da zero.

Volendo quindi descrivere la nostra situazione attuale non trovo paragone migliore dell’Edipo Re di Sofocle: nella nostra tragedia greca Eddie De Bartolo è Laio, che ha vinto 5 titoli, ma con la sua ubris ha destato l’ira degli dei della NFL la quale prima lo ha ostracizzato e poi ha consentito a John York, Edipo, di farlo fuori ed unirsi a Denise De Bartolo York, Giocasta, e guidare la franchigia. La conseguenza di tutto ciò è che a San Francisco è scoppiata la peste e l’epidemia non sarà debellata sino a quando tutti i protagonisti della vicenda non si saranno fatti da parte (… grazie all’arrivo dell’Oracolo??).

Ma a parte queste divagazioni, che prospettive abbiamo a due mesi dalla conclusione dell’anno n.10 senza successi?

A me restano le solite illusioni e, segnatamente, che facciano giocare i giovani e tolgano di mezzo le (mezze) pippe che ci propinano di solito, perché è inconcepibile che abbiamo un ricevitore prima scelta che fa la riserva di Wilson e Battle (oltre che del povero Curtis Conway, che non ha colpe sostanziali ma è inutile) e racimola tre ricezioni in garbage time (penso che sarei stato capace anch’io, veramente), un ricevitore terza scelta che non è mai stato attivato, un DT quarta scelta in IR (bravi, ha problemi cronici non-mi-ricordo-dove), un LB quarta scelta che non gioca mai e così via.

Ma tanto non cambierà niente, visto che l’anno scorso e quello prima ancora è andata sempre in questo modo.

Il 2004 doveva essere l’anno di sperimentazione e di crescita, ma credo che passerà alla storia solo come l’anno in cui i Niners hanno racimolato il maggior numero di sconfitte nella loro storia, visto che, come ho già detto, dei giovani che dovevano essere plasmati per tornare a vincere nel fatidico 2006, alcuni sono stati bruciati ed altri hanno scaldato la panca.

Per le prossime sei domeniche, quindi, non potremo far altro che darci a congetture sul futuro di Erickson e del suo coaching staff (è dura, ma dopo aver criticato in maniera eccessiva e parzialmente ingiustificata il mitico Mooch, mi asterrò dal lapidarli), della sorte dei free agents del prossimo anno (cito il forum di webzone secondo cui sarebbero in scadenza di contratto, oltre a Peterson, Carter, Wilson, Heard, Heitman e Kosier [ma gli ultimi due sono restricted]), di quella dei giocatori con contratti molto alti o che comunque non si stanno meritando lo stipendio e della prima scelta ad aprile (anche qui cito webzone, i più gettonati sono Rodgers, QB di California, e Rolle, CB di Miami).

E questa occupazione sarebbe anche proficua se avessimo la certezza che ci governa è in grado di valutare i giocatori, ma, almeno io, questa certezza non ce l’ho.

Nelle more dell’ultimazione di questo pezzo è poi intervenuta la sconfitta n. 9 dell’anno, l’altro ieri a Tampa, dove i nostri hanno reso l’ennesima disarmante prestazione offensiva e la difesa ha retto piuttosto male.

Niente di nuovo, quindi, e domenica prossima è previsto l’arrivo al Monster dei Miami Dolphins: la posta in palio è alta, perché chi perde si becca la prima scelta assoluta, a meno di eventi fuori dalla grazia del Signore. E’ triste ricordare che nel lontano 1993, alla vigilia di un Indianapolis – Cincinnati, USA Today descriveva la partita come il "Marshall Faulk Bowl": mai avrei pensato che una partita della "mia" squadra potesse ricevere un commento simile.

A questo punto, però, vorrei spendere due parole per il povero Tim Rattay, che dopo un inizio più o meno incoraggiante, si è perso giocando due pessime partite consecutive e che secondo molti è responsabile delle disfatte dei Niners.

Il prodotto di Lousiana Tech ha un compito ingrato, perché deve dimostrare di non essere un "carreer back-up" nelle condizioni peggiori che gli potevano capitare.

Il migliore amico di un giovane QB è il gioco di corsa, che ovviamente era additato dal nostro staff come il punto di forza della squadra, ma invece la prima stagione di Barlow titolare è un fallimento assoluto: per trovare dei Niners così scarsi bisogna andare al 1995, quando la dirigenza ebbe la brillante idea di ritenere Watters sostituibile da Derek Loville.

Ovviamente la colpa non è solo di Barlow (a proposito, due fumble in 10 partite non mi sembrano poi così tanti), ma anche della groviera schierata lì avanti che certamente ha la sua buona dose di responsabilità nella inettitudine dell’attacco terrestre dei Niners.

Groviera che, altrettanto evidentemente, ha abbandonato il povero Rattay alla mercè delle difese avversarie facendogli prendere una marea di colpi ed impedendogli di entrare in sincero con i ricevitori.

A questo aggiungete una considerazione che rubo pari pari dai commentatori della ABC i quali, chiamati a pronunciarsi sulla differenza tra il rendimento di Carson Palmer e Ben Roethlisberger, hanno da un lato elogiato Big Ben e riconosciuto a pieno i suoi meriti e, dall’altro, hanno rilevato come il rookie da Miami (Ohio) a differenza della prima scelta 2003 non si è mai trovato con le spalle al muro dovendo recuperare svantaggi più o meno ampi. E’ vero che un grande QB deve saper fare anche quello, ma è altrettanto vero che prima di imparare a correre è consigliabile imparare a camminare …

Tirando le somme, quindi, il povero Timoteo si è trovato di fronte questa situazione:

  1. la strategia offensiva è stata impostata sulle corse …
  2. … ma le corse non hanno portato l’attacco da nessuna parte;
  3. non è restato altro se non lanciare …
  4. … ma la linea non regge, i ricevitori sono quello che sono e per di più le difese avversarie ormai non "onorano" le corse e magari blitzano a più non posso o si schierano in nickel come base defense;
  5. a questo aggiungete che la difesa più di tanto (o, meglio, più di poco) non regge e che quindi si è sempre irrimediabilmente indietro nel punteggio, quindi …

A questo riepilogo ci sono delle eccezioni, come le partite contro Jets e Panthers, in cui i Niners hanno dilapidato vantaggi di 14 e 17 punti, rispettivamente.

Non dimenticate, però, che nella partita contro i Jets, l’attacco nel secondo tempo si è fermato, smettendo di guadagnare correndo, ed a quel punto i Jets hanno iniziato a carburare, segnando 22 punti di seguito. E’ finita come sono finite parecchie partite dei Niners, con il puntale intercetto nell’ultimo drive.

Contro Carolina, invece, se solo considerate che la squadra di casa avanti di tre segnature ha perso perché è stata costretta a lanciare (… 4 intercetti), allora vi renderete conto di quanto sia improbo sia il lavoro di Rattay che è inesperto, è difeso da una linea mediocre, non ha gioco di corse e lancia a ricevitori non eccelsi. Non dico che con Payton Manning faremmo così schifo, però Payton Manning a San Francisco avrebbe lanciato 5 TDs e 30 intercetti.

Chiudo tirando telegraficamente le somme della prima metà (+ 2) della stagione, "fregando" il posto di Andrea e del suo consueto bilancio (se non altro per "spronarlo" a farci conoscere le sue idee sulla stagione in corso).

New England, malgrado tutto (tipo Troy Brown nickelback), è sempre lì davanti a tutti, assieme a Philadelphia e Pittsburgh (che ha dominato sia NE che PHI).

Oltre a loro, "vedo" ai play offs Indianapolis, Denver, Baltimore e NY York nella AFC, Hotlanta, Green Bay, Seattle, Minnesota e Saint Louis nella NFC.

MVP parziale a Peyton Mannign, che dovrebbe polverizzare il record ventennale di Dan Marino di 48 TDs in un anno.

Offensive player of the year: mi vien voglia di proclamare Bettis, che era dato per finito, ma si è ritagliato prima un ruolo da giocatore di situazione, poi ha inanellato tre partite da oltre 100 yards di seguito; oppure Curtis Martin, ancor più trascinatore dei Jets dopo l’infortunio a Pennington; e che dire di Mc Nabb e Culpepper che stanno disputando una stagione fantastica, ma sono adombrati dai numeri di Manning; ed il nostro amico TO? Alla fine scelgo Martin, premio alla carriera.

Per il Defensive player of the year, invece, ho meno idee, quindi dico Ed Reed, che per alcuni è la vera anima della difesa dei Ravens, semplicemente perché è sempre al posto giusto al momento giusto.

Quanto allo special teamer, inizio dalla menzione speciale, dedicata a Wesley Welker, ricevitore rookie dei Dolphins, che in una sola partita ha ritornato punt e kickoff, nonché calciato un field goal ed un extra point. Premio parziale per Eddie Drummond dei Lions, perché nelle ultime due settimane ha segnato tre volte (due su ritorno di punt, una riportando in meta il kickoff iniziale contro i Vikings).

Coach of the year un ex aequo: Jim Mora jr., con tanto di dedica a York e Donahue per non avergli affidato i Niners l’anno scorso, per il miglioramento dei Falcons versione 2003 rispetto a quelli del 2004 ed i progressi di Michael Vick; e Marty Schottenheimer per gli stessi motivi e per aver provato più trick plays quest’anno che nei precedenti 17.

Giocatore più migliorato: Drew Brees dei Chargers, con tanti ringraziamenti a Phillip Rivers, all’ala forte/TE Antonio Gates ed a Keenan Mc Cardell.

Offensive rookie of the year: Ben Roethlisberger. Sembra un veterano, ha un braccio impressionante, ha una mobilità altrettanto impressionante, è umile, freddo, calmo, simpatico, si sa far voler bene dai compagni. E finalmente domenica ha anche sofferto contro i Bengals, ma alla fine ha chiuso un terzo down cruciale correndo per quattro yards.

Defensive rookie of the year: confesso di essere un po’ impreparato. Sento parlar bene di Carlos Darnsby dei Cardinals, ma in realtà ho visto e seguito più da vicino Michael Boulware, fratello di Peter LB di Baltimore: si è adattato con successo al ruolo di S dopo aver giocato LB per FSU. Suo il TD della vittoria contro i Dolphins domenica scorsa.

Chiudo con due considerazioni.

Sul forum si è parlato molto degli effetti di un’eventuale successo degli Steelers o di Dallas al Super Bowl e della penosa stagione in corso. Mi spiace non essere intervenuto allora, mi rendo conto che ora concedo un limitato potere di replica, però due parole le vorrei spendere anch’io. Per dire che, con il dovuto rispetto, a me interessa poco che dopo quest’anno non avremo più il miglior record, che Dallas ci supererà in non so quale classifica o che Pittsburgh arriverà a 5 anelli come noi. Non perché sia particolarmente sportivo, anzi è vero piuttosto il contrario, ma semplicemente perché a me il passato non interessa, per me l’anno zero non è quello del merger o chissà quale altro, bensì l’anno del Signore 1994 in cui il mio televisore ha iniziato a ricevere il canale n. 12 e B. Young era un promette rookie da Notre Dame. E l’unica cosa che conta è che facciamo schifo, dalla testa ai piedi, che non mi sembra che la nostra dirigenza abbia indovinato le ultime scelte di gestione del personale e che pertanto sono atterrito del brusco risveglio che ci attende nel 2006, anno additato da molti addetti ai lavori interni alla franchigia come quello della rinascita, ma che probabilmente avrà ben altro tenore se continuiamo così.

La seconda è che anche a me fanno schifo le partite dei Dolphins, anche me CSI Miami non va giù e quindi, vi prego, ridatemi Marg!

Ultimissima per FAB: se mi leggi, vedi che urgono tue sulla rissa di Detroit …





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