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2 dicembre 2003.

Nine and counting
di Gianluigi Piscitelli

Siamo a nove anni dall’ultimo Super Bowl.

E l’attesa si farà attendere ancora.

La sconfitta contro i Packers di domenica scorsa (la decima nelle ultime undici partite!), ha posto fine alle speranze, a dir la verità esigue, di arrivare vivi a gennaio.

Eppure nelle ultime due partite, con il QB di riserva, quello mobile come un Grizzly, quello fondamentalmente scarso, o comunque mai messo seriamente alla prova, aveva condotto i Niners a due roboanti e convincenti vittorie contro Rams e Steelers (cioè non contro gli ultimi dei fessi), dando così adito a voci sull’imminenza di una QB controversy nella Baia ed a velleità di post season.

Poi sono arrivati le teste all’emmenthal che ce le hanno suonate di santa ragione e ci hanno rispediti dritti dritti sul pianeta terra.

A rigor di logica dovrei parlarvi delle sconfitte di Green Bay e Baltimore, ma non ho visto le partite, la radio ha trasmesso una volta Dallas c/ Carolina (che palle!!) e l’altra Saint Louis c/ Minnesota, il computer si è suicidato e quindi ne so veramente poco.

Partiamo quindi dal Monday Night contro Pittsburgh, del quale non posso che offrire una chiave di lettura rigorosamente pessimistica ed inevitabilmente influenzata dalla partita contro GB.

E allora cominciamo a dire che contro gli Steelers la partita è stata decisa non dalle giocate di Rattay, Owens e Barlow, ma piuttosto da due episodi avvenuti nel giro di quattordici secondo di un terzo quarto che si stava mettendo male.

Il primo è il TD di Barlow, che ha sprintato per 78 yards aiutato da un blitz selvaggio della difesa avversaria e da due blocchi in campo aperto di TO.

Il secondo è stato il fumble sul kick–off immediatamente successivo, seguito da una delle poche "capitalizzazioni" dell’attacco oro rosso versione 2003, ovvero lo splendido passaggio di Rattay per Beasley che ha definitivamente chiuso la partita.

Poi si può dire tutto quello che si vuole, come per esempio hanno fatto i giornali della baia che hanno sottolineato che il gioco di corsa di Pittsburgh è stato contenuto a 44 yards, che la difesa si è piegata, ma non si è spezzata, che gran parte delle yards concesse a Maddox sono arrivate sul 30 – 7, ma secondo me sono considerazioni altamente opinabili.

Posto che l’attacco sulle corse di Pittsburgh quest’anno fa pena e che non c’è tanto da essere fieri per una difesa che si piega, ma non si spezza, secondo me la bontà della prestazione di Frisco va valutata alla luce di quello che si è visto nel momento cruciale della partita, ovvero nella prima metà del terzo quarto, sul punteggio di 10 – 0.

Il secondo tempo si è aperto infatti con la palla a Pittsburgh, che sostanzialmente aveva l’acqua alla gola: uscirsene senza punti equivaleva sostanzialmente a giocarsi le poche chances di tornare in partita.

La difesa oro rossa, al contrario, aveva l’opportunità di stroncare il tentativo di rimonta degli Steelers.

Come è andata: drive dominato da Pittsburgh che marcia per 76 yards e si porta sul 7 – 10.

Quando, a questo punto, il nostro attacco avrebbe dovuto darci fiducia con un bel drive altrettanto sostenuto per riportarci a distanza di sicurezza dagli avversari è arrivato l’usuale three and out.

Solo l’effettiva pochezza degli avversari, che non hanno a loro volta saputo approfittare del momentum, ci ha consentito di riavere la palla in mano sul 10–7 e di portarci grazie a Barlow, Randle–El e Beasley sul 24-7 nel breve volgere di 20 secondi e di chiudere in scioltezza sul 34 – 14.

Nessuno, per esempio, si è andato a guardare la percentuale di terzi down chiusi dagli avversari.

Nessuno si è ricordato delle due "bombe" leggermente lunghe di Maddox per Burress con Plummer battuto.

Nessuno ha fatto notare come dopo l’intercetto di Parrish l’attacco si è dovuto accontentare di un FG.

Certo, a questo punto si può obiettare che queste lamentele lasciano il tempo che trovano perché

  1. i Niners hanno in complesso dominato;
  2. ammesso e non concesso, ci sta vincere per una serie di episodi;
  3. non ha senso criticare la squadra per gli errori degli avversari;
  4. non ha senso criticare una vittoria 34–14 solo dopo che si è perso contro i Packers.

Va bene, alzo le mani, però ci sarà un motivo perché San Fran ha vinto 5 partite e ne ha perse 6 (ora che ho finito i scrivere siamo passati a 7), giusto?

Ebbene il motivo è semplice: gli errori fatti contro squadre mediocri oppure in giornata storta non pesano, mentre quelli commessi contro Packers o Ravens (6 – 23 all’intervallo) ti condannano ad imbarazzanti sconfitte.

Se poi gli errori li commette una squadra limitata come i Niners, allora gli ingredienti per una stagione deprimente ci sono proprio tutti.

Quali siano di preciso i mali della squadra, purtroppo, lo ignoro.

So che lontano dalla baia non vince, che non è poi così tanto brava a fermar le corse, che continua a non avere una valida spalla per TO, che la linea d’attacco è una groviera, che la secondaria è battibile, che il RB commitee forse non è una grande idea e tanto altro ancora.

Ed allora a questo punto, mentre a Baltimore sono arrivati a 34, l’unica cosa da augurarsi non è certo che le vincano tutte, all’inseguimento di chissà quale chimera, ma che continuino a fare schifo come hanno fatto fino ad ora e, soprattutto, che i signori ai piani alti capiscano finalmente che si deve fare tabula rasa, ingoiare rospi per un po’ (d’altro canto, non sono dieci anni che lo stiamo facendo?) e poi riprovarci sul serio.

Per fare questo, ovviamente, bisognerà fare delle scelte, dolorose, difficili, drastiche, ma inevitabili, un po’ come il licenziamento di Mooch (quasi mi manca!) l’anno scorso.

Che farsene, ad esempio di Garcia, Hearst e Young?

Così, su due piedi, li ringrazierei e poi li saluterei, ma il discorso è evidentemente più complicato.

Bisogna infatti tenere presente che i loro tre contratti, riveduti e corretti più di una volta in corso d’opera, l’anno prossimo saranno appesantiti da una serie infinita di bonus, che ci piomberebbero contemporaneamente sul groppone, con conseguenze piuttosto facili da immaginare: zero possibilità di operare sul mercato e, in particolare, di rimettere sotto contratto giocatori come Peterson e Plummer.

Il che, naturalmente, ci riporterebbe indietro di circa trent’anni, quando cioè Joe Montana studiava ancora a Notre Dame.

Quanto agli altri, l’annus horribilis che ci affligge ci ha dimostrato, qualora ve ne fosse stato bisogno, che TO da solo non è in grado di portarci da nessuna parte e che pertanto sarebbe una inutile follia firmargli un assegno a venti zeri.

Streets si è beccato la stokes-ite, e non è stato in grado di ripetere i discreti risultati del 2002 quindi mi auguro che finalmente qualcuno capisca che è meglio affidarsi ai giovani se i veterani non sono in grado di fare la differenza.

Engelberger lo terrei, perché mi è simpatico e si sta guadagnando la pagnotta: non sarà mai in grado di produrre dieci sacks in un anno e di evitare che Carter sia costantemente raddoppiato, però fa il suo lavoro abbastanza bene e non mi sembra che ci sia qualcuno meglio di lui a prezzi modici.

Su Webster "the jury’s out", molto lo diranno le quattro restanti partite; personalmente lo vedo bene come nickel back, così come era nei piani del management quando è stato scelto Mike Rumph, ma sulla decisione di rifirmarlo o meno peserà in modo decisivo anche quello che accadrà a Plummer.

La priorità, come ho detto, sono il CB n.29 ed il LB n.98, per i quali bisognerà staccare assegni a molti zeri.

Dovendo sceglierne uno solo, opterei per Peterson, per la sua costanza, la sua duttilità e perché probabilmente è quello dotato di più talento.

Plummer non si discute, ma non è uno shut down corner alla Deion Sanders, quindi non credo che sia il caso di sborsare cifre esorbitanti per trattenerlo; certo è meglio tenero che perderlo, però l’anno prossimo si comincia a ricostruire, quindi al limite la sua perdita non altererebbe di molto l’economia della stagione 2004.

In ogni caso, la primavera prossima sarà piena di CB di assoluto livello in scadenza di contratto, a cominciare da Charles Woodson, passando per Bailey, Mc Alister e Springs (oltre ad uno dei due di Buffalo, credo), ovvero tutti giocatori che i Niners non possono permettersi, ma che comunque determineranno anche la valutazione di Plummer.

Chiudendo su Ahmed, una considerazione che mi induce a deporre in suo sfavore: vabbè che Pittsburgh non fa molto testo, ma perché gli Steelers hanno lanciato per tutta la partita contro di lui e non contro Rumph? Avete visto mai che la gemma nascosta della secondaria di San Fran è il bistrattatissimo CB da Miami?

Chiosa per Garcia, se non altro perché sono il depositario di tutte le grandi verità sul suo contratto.

Purtroppo, in realtà, ne so piuttosto poco, ma quel poco che conosco fa tremare i polsi: l’anno prossimo Jeff guadagnerà oltre 10 milioni grazie al raggiungimento di tutti gli incentivi inseriti nel suo accordo.

Quello che un po’ tutti ci chiediamo, a questo punto, è se il QB visto quest’anno se li meriti tutti quei soldi e se non sia meglio mostrargli la via dell’uscita in favore del giovane Rattay.

Posto che ogni discorso riguardante il futuro di Garcia non può prescindere dall’impatto salariale di un suo taglio/trade (non la escludiamo), quello che bisogna evitare è che il giudizio sulla bontà del giocatore sia influenzato dalla pessima annata che sta vivendo ovvero, dall’altro lato, dalle tre ottime stagioni precedenti.

Altro elemento da tenere in considerazione sono gli infortuni, suoi e della linea, che hanno inevitabilmente condizionato il suo modo di giocare, e qui vi posso dire poco perché non conosco lo stato di salute della sua schiena e della sua caviglia.

Una cosa è certa, sarà una lunga e calda primavera a San Francisco, e se la dirigenza continua a non "ciecarne" una, veramente mi metto a tifare per i Bengals (anche perché al momento sono molto più forti di noi).


30 ottobre 2003.

Ora basta!
di Gianluigi Piscitelli

Dai pochi ricordi delle nozioni chimica e biologia apprese al liceo, nonché facendo ricorso ad un minimo di buon senso, credo si possa dire che quanto più un vulcano resta "in silenzio", tanto più la successiva eruzione sarà devastante.

Non scrivo da più di un mese, e quindi rimpiango di non essere un vulcano e di non trovarmi nello spogliatoio di quella squadra che ha la sfacciataggine di farsi ancora chiamare San Francisco 49ers per "vomitargli" addosso tutta la mia rabbia.

Andatevene a casa, incapaci.

Quanti ne siete tra "giocatori", staff, annessi connessi e compagnia contando, un centinaio, duecento? Andate via, non fatevi più vedere, non indossate mai più una maglietta rossa, vergognatevi, ritiratevi, fate qualunque cosa, ma sparite!

Che senso ha continuare?

Avete vinto con Tampa, bravi, potrete raccontarlo ai vostri nipoti, che magari sapranno giocare a football meglio di voi.

Siete una squadra che ha perso con Arizona, Cleveland, che per poco non ha perso con Detroit e che certamente perderà anche contro i Bengals (speriamo!), il tutto in uno stesso sciagurato anno, perciò, per favore, abbiate il buon gusto di sloggiare da San Francisco.

Badate bene, la mia sensazione di malessere non è dovuta alla semplice partita di domenica, di cui ho letto, come è sempre accaduto quest’anno, un semplice "recap" su ESPN.

Ho perso ogni speranza molto presto, come mai mi era capitato in dieci anni: dopo Cleveland – e quelle due stramaledette corse centrali – mi sono detto che anche quest’anno era croce nera e che non valeva la pena perdere tempo.

Siamo passati per Minnesota, Detroit, Seattle, Tampa ed Arizona, e niente mi ha fatto cambiare idea.

Mi spiace solo di non sapere il perché di questo scempio, visto che non a torto, la mia fonte continua a non trasmettere alcuna partita di Frisco (tranne il MNF di lunedì 10 contro Pittsburgh, ma non mi stupirei se lo sostituissero con le repliche del campionato mondiale di sputo controvento del 2001).

Quello che so è quello che mi propina la rete, ovvero che dopo ogni sconfitta tutti, tranne forse TO, si assumono le proprie responsabilità (e ci mancherebbe altro!), e questo da un lato mi irrita e dall’altro conferma l’idea generale che la squadra fa veramente, e complessivamente, schifo.

Magari ogni tanto hanno una giornata di grazia, magari per una volta riescono a non fare la solita marea di errori, ma sono semplici incidenti di percorso, che per fortuna hanno durata passeggera.

La cosa che più mi fa rabbia, comunque, è che non so neanche dove finiscono le responsabilità dei giocatori e dove iniziano quelle degli allenatori e quindi anche a me è balenata in testa l’idea che l’aver passato gli ultimi due anni passati a crocifiggere il ragazzo del Michigan sia stato un grave errore.

Mooch innocente perché era ostaggio di Knapp, perché l’attacco era prevedibile a causa del QB un po’ scarso e delle mediocri attitudini di tutti gli altri tranne Owens.

Sono quindi giunto ad una conclusione: l’era Mariucci va divisa in due tronconi, uno di quattro anni ed uno di due.

La prima tranche va ulteriormente divisa nella sotto-era Young e la sotto-era post Young.

Nel primo periodo Mooch aveva un gruppo fenomenale composto da Young, Rice, Owens, Stokes (ancora nella fase dell’illusione), Hearst che gli consentiva creatività e spregiudicatezza; ma soprattutto Mooch aveva capito che con una difesa tanto scarsa doveva solo segnare trenta punti a partita per salvare il posto. E allora l’attacco è stato incredibile, Young ha avuto le migliori statistiche della carriera per yards e TDs, Hearst ha stabilito il record della franchigia per yards su corsa.

Il ritiro di Young è capitato a fagiolo, perché quell’anno la squadra avrebbe forse fatto pena comunque, ma non avrebbe avuto attenuanti. Nessuno, quindi, si è curato di chiedersi quali fossero le reali motivazioni di quel collasso, frettolosamente individuate nel ritiro del bis nipote di Brigham Young.

Il motivo della splendida stagione offensiva del 2000 va ricercato, invece, nella considerazione che anche lì Mooch sapeva che la difesa faceva pena (è l’anno dei quattro rookies titolari), che comunque non aveva niente da perdere e che poteva vincere solo subissando di punti gli avversari.

Ed arriviamo al secondo troncone, in cui le aspettative erano considerevolmente aumentate, perché la difesa non poteva non essere migliorata e perché quel QB "canadese" tirato fuori dal cilindro di Walsh non sembrava essere poi così male.

Il problema è che, sulla carta, la squadra non aveva RB e che Rice se ne era andato di fronte, lasciando Owens solo soletto con Stokes (in piena fase di consapevolezza); per di più il brillante Mornhiweg era passato ad allenare i Lions.

E allora, forse e non a torto, è prevalso l’approccio conservativo: la difesa reggerà, l’attacco comunque non sarà in grado di segnare sempre trenta punti, andiamo cauti e giochiamocela.

Qualcuno si è divertito?

Secondo me in pochi, però alla fine la squadra ha vinto 22 partite ed è andata ai playoff, il tutto con un solo ricevitore, un RB su una gamba sola, senza linea di difesa.

Mooch è stato mandato a casa, è arrivato Erickson e cosa ci abbiamo guadagnato? Sappiamo solo che la risposta alla domanda "sarà sufficiente" era negativa e che, evidentemente, i famosi tre burattinai non hanno capito quanto valesse il materiale umano messo a disposizione di Mariucci prima e di Erickson dopo.

A questo punto bisogna però chiedersi che cosa ci aspetta domani.

Ed è un bel dilemma, perché San Fran è una barca che affonda e bisogna stabilire chi salvare e chi lasciare annegare.

Per quel che mi riguarda, al momento getterei in mare pochi salvagente, anche se non so dire a chi li indirizzerei.

Le otto giornate che ci separano dalla "liberazione" avranno il solo scopo di rispondere a questo quesito, sperando che Erickson ed i tre grandi burattinai abbiano la decenza di capire che l’unica necessità dei San Francisco 49ers (quelli veri) è quella di capire le effettive qualità del personale a disposizione, per cui è bene che si diano alla sperimentazione nelle prossime partite.

In buona sostanza, per fare un esempio, credo sia molto più utile gettare nella mischia Andrew Williams, rookie DE che quest’anno non è mai stato "attivato", piuttosto che Sean Moran, che per di più è in scadenza di contratto.

Poi auguriamoci che capiscano che se non cadono un po’ di teste non si va da nessuna parte e che se non si fa tabula rasa, come i Ravens dell’anno scorso, l’alternativa è restare altri dieci anni ad inseguire ricordi e vivere di illusioni. o si cambia o si fa la fine dei Bengals (non quelli di quest’anno, ovviamente, visto che danno segni di vita).

Chiudiamo con due note di costume.

Dopo aver letto l’ordinanza del giudice di L’Aquila sul Crocifisso, un giudice dell’Arizona ha deciso di vietare alla difesa dei Niners di praticare la ormai consueta trasmigrazione dei corpi per fare apparire Joe Montana come QB avversario: il tutto perché i figli di Golden Joe erano un po’ turbati dalla contemporanea presenza del padre con loro in salotto e sul campo contro Frisco.

I Niners, per fortuna, non si sono persi d’animo, e hanno realizzato la trasmigrazione da Emmitt Smith (quello vero) a Michael Shipp: il "clone" li ha ringraziati della cortesia e gli ha corso in testa per tutto il pomeriggio.

Un portavoce della squadra ha dichiarato, comunque, che farà reclamo contro l’ordinanza e, per la partita contro Pittsburgh, ha già prelevato un campione del DNA di Terry Bradshaw.

Lo stesso portavoce, inoltre, ha detto a chiare lettere che Jerome Bettis non è un giocatore finito e che il tempo (due settimane) gli darà ragione.

L’altro notizia folkloristica, invece, è che ringrazio Andrea per avermi elegantemente fatto notare della enorme cassolata sul FG contro i Rams; ho comunque provveduto ad evitare il ripetersi dell’inconveniente: approfittando del mio compleanno, mi sono fatto regalare un bel pallottoliere (rigorosamente oro–rosso): 26 + 17 = 43!!!!!

Da ultimo, non posso fare a meno di dare anche il mio benvenuto al nuovo autore che abbiamo acquistato, complimentandomi per la sua lucida analisi sul momento no dei Packers e rassicurandolo perché, nella loro immensa magnanimità, i Niners faranno visita a Green Bay di qui a poco: sarà la partita della rinascita di Favre soci, quindi non disperare!


20 settembre 2003.

Give Ced a chance

di Gianluigi Piscitelli

Come al solito il mio articolo arriva con notevole ritardo: da quando l’ho pensato a quando lo scritto è successo più o meno di tutto, ma comunque non posso fare a meno di spendere "due" parole sulla situazione post Rams.

Dire che la sconfitta di domenica in Missouri mi ha irritato è un eufemismo.

Posto che l’ho vissuta tramite gli update della CBS durante Chiefs–Steelers e cioè che non l’ho né vista né sentita, guardare statistiche come yards totali, turnovers e compagnia e scoprire che sono tutte ad appannaggio di Frisco, è frustrante ed avvilente, perché non consente affatto di comprendere a quale arcano evento sia legata l’ennesima L contro i Rams.

La moltitudine di articoli in rete mi ha dato una mano a capire, poi ci ho messo del mio e sono giunto ad una conclusione.

Cedrick Wilson è innocente.

Sia chiaro, non è per puro spirito di polemica che mi lancio nella strenua difesa del ricevitore n.84, colui che dovrebbe push Tai Streets per un posto da titolare, colui che avrebbe avuto una grande offseason, colui che, più "folle" del sottoscritto, ha impedito ai Niners di calciare un potenziale game winning FG contro i Rams domenica.

Veniamo ai fatti.

Basandomi sulle prove a mia disposizione, ovvero sul play by play e tutto il resto, apprendo che dopo il pareggio sul 24-24 a 19 secondi dalla fine grazie al solita immensa combinazione Garcia – TO, grazie ad un pessimo kick off di Chandler, Arnaz Battle recupera il pallone sulla linea delle 50.

Primo e dieci e si prova a vincere la partita.

Incompleto per Hearst.

Ennesima penalità per la linea e secondo e 15, con nove secondi sul cronometro.

Lo schema è All Go, tutti avanti, per intenderci è lo stesso gioco che fu chiamato nei playoffs ’99 contro Green Bay.

La palla questa volta non va a Owens, ma appunto a Cedrick Wilson che riceve sulla side line, evita due placcaggi e, anziché inginocchiarsi e chiamare un time-out, ritenendo che il tempo fosse già finito (Garcia era dovuto uscire dalla tasca e giugioneggiare un po’, si è giustificato), ha pensato bene di provare a raggiungere l’end zone.

Risultato?

Un secondo dopo lo scadere del tempo, Travis Fischer, oscuro CB titolare dei Rams, placca Wilson sulle 26 dei Rams.

Partita ai supplementari e sappiamo come è andata.

La prima considerazione che mi viene in mente è questa: calciare dalle ventisei vuol dire che la palla, dopo lo snap, arriva sulle 43 e che, di conseguenza, il calcio è di 53 yards cioè ampiamente fuori dall’attuale portata di Chandler.

Considerando che Wilson si sarebbe dovuto fermare prima, diciamo che il calcio era da almeno 55-58 yards: che sarebbe successo a quel punto? Avrebbero avuto la possibilità di vincere – cosa poi impeditagli dal coin toss dei supplementari – ma credo che non sia del tutto ragionevole ritenere che avrebbero vinto.

Jeff Chandler aveva già sbagliato un calcio di 15 yards più corto nel secondo quarto e dubito che abbia mai messo a segno un calcio di quella portata e sono quindi intimamente convinto che quel FG il nostro lo avrebbe sbagliato.

Certo, poi avremmo vinto il sorteggio in overtime e Bruce avrebbe riportato il kick off fino a casa, ma questa è un’altra storia.

Concludendo su Wilson, quindi, il Volunteer ha fatto un "cassolata" di proporzioni enormi che secondo me non ha avuto conseguenze, ma che in un’altra circostanza – ovvero nei playoffs, dieci yards più avanti – ne avrebbe avrebbe avute e come e avrebbe cagionato il suo scuoiamento.

Ha addotto scuse improponibili (non ho visto, credevo, pensavo …), certo, ma ha anche mostrato pentimento e non si è azzardato a dire che tanto non avremmo mai vinto come sta facendo adesso il sottoscritto.

E’ innegabile che viene profumatamente pagato per sapere come, cosa, quando, dove si trova nel campo, però non mi sembra il caso crocifiggerlo per questo: è giovane, promette discretamente, non tarpiamogli le ali per un enorme, ma secondo me "innocuo", errore.

E, soprattutto, poiché ignoriamo del tutto cosa succede sul campo da football a 4 secondi dalla fine in un "postaccio" come la casa dei Rams, assolviamo Wilson almeno per insufficienza di prove!

Di chi è la colpa della sconfitta, allora?

Secondo me la risposta è semplice: di tutti e 45 i giocatori che si sono "vestiti" e di tutto il coaching staff!

Di errori ne sono stati commessi un’infinità: passaggi lasciati cadere, penalità di tutti i generi (da quelle dovute a rumore ed inesperienza della linea, alla classicissima pass interference – terzo e 18 e Bronson si becca 37 yards dico 37 contro Torry Holt – al face mask di Ulbrich contro Faulk sul primo gioco offensivo dell’overtime), errori del kicker, errori dello special team, inconsistenza dell’attacco nel territorio dei Rams, errori della secondaria che si è fatta torturare da Bulger nel secondo tempo, errori del coaching staff (Erickson si è dimenticato di dire a Wilson che coveva chiamare time out, per esempio; quello che però mi preoccupa di più è il fatto che dopo un ottimo primo tempo difensivo, non si è saputo porre rimedio agli aggiustamenti dell’attacco dei Rams).

Insomma siamo alle solite: la secondaria non regge, manca questo insopportabile killer instinct e quindi le partite tirate, quelle in cui basterebbe magari chiudere o impedire di chiudere un solo terzo down in più, i Niners finiscono sempre per perderle.

Ora che la malattia l’abbiamo trovata, ci vorrebbe la cura …

Purtroppo, però, non mi pagano né per fare l’allenatore, né tantomeno per fare il GM, quindi non è che posso sbilanciarmi molto.

In realtà la squadra mostra notevoli segni di miglioramento rispetto all’anno scorso, ma anche preoccupanti analogie (Garcia non ha ancora completato un passaggio di più di 26 yards, per intenderci, e domenica i Rams hanno chiuso il 40% dei terzi down), forse quello che manca è una maggiore consapevolezza dei propri mezzi, che si acquisisce vincendo, cosa che si realizza giocando bene, cosa che si fa quando si è concentrati, cosa che si fa quando si è più sicuri di sé: è un cane che si morde la coda, quindi da qualche parte si deve cominciare perché il resto viene da sé.

Diciamo che gli "anziani" devono dare il buon esempio (Ulbrich non deve commettere falli idioti, Owens non deve lasciare cadere i palloni da primo down, Young deve muoversi al fischio, Bronson non può giustificarsi dicendo che la palla è stata in aria un’eternità …), mentre mi aspetto di vedere (sigh, di venire a conoscenza) che l’attacco sia molto più aperto!

Venendo ai lati positivi della sconfitta, va segnalata l’incredibile tenuta della linea che schierava Harris LT titolare, Ledford LG titolare ed ancora Kosier RT titolare, oltre a Newberry ed alla sua caviglia malandata e Stone che si è anche lui procurato una distorsione: le corse sembrano aver funzionato, Garcia ha subito un solo sack – ma un colpo al limite di Little dopo un handoff a Barlow, colpo che gli ha procurato una leggera commozione cerebrale – e cero non era facile.

Poi poco altro, però il fatto che tre ragazzi inesperti tengano a bada la difesa dei Rams è positivo: senza linea non si va proprio da nessuna parte ed il gruppo di giovani mi fa ben sperare per il futuro.

Il rovescio della medaglia, inevitabilmente, è che il primo "if" della stagione, ovvero quello relativo agli infortuni, sta piano piano saltando: sono convinto che la nostra linea si distorcerebbe le caviglie anche nuotando!

Questo quanto agli eventi di domenica, in settimana poi, come avrete ampiamente letto, ci hanno servito la testa di Jeff Chandler, sostituito da Owen Pochman (leggo il suo nome e non posso fare a meno di pensare ai vomitevoli Pockemon, chiedo venia), che, come ogni kicker che arriva a San Francisco, è preceduto dalla sua fama di uomo dalla coscia bionica.

Sta di fatto che il nostro nuovo specialista ha 26 anni, proviene da BYU e l’anno scorso doveva essere il titolare dei Giants prima di infortunarsi e di finire in IR.

Per il resto, la cosa migliore è lasciare parlare il campo: peggio del povero Chandler difficilmente si potrà fare!

Ora ci attendono i Browns, sui quali Jamal Lewis ha passeggiato.

A mio sommesso avviso i Niners avrebbero bisogno di una partita convincente dell’attacco aereo, soprattutto perché la secondaria dei Browns è molto sospetta, ma, almeno sulla carta, la scelta più logica sarebbe quella di correre prima, viste le figuracce rimediate domenica scorsa contro i Ravens.

In ogni caso la difesa avversaria sembra così scarsa che potremmo permetterci più o meno di tutto, quindi vale la pena di approfittarne, anche per "riprendere" mentalmente Wilson – che non può non essere scosso dopo la partita contro i Rams – magari per coinvolgere Lloyd e Weaver, oltre che per far scatenare Terrell e Streets, che avrà anche già segnato due TDs, ma che non è mai andato oltre le cento yards in carriera.

Dall’altra parte, anche la linea dei Browns è abbastanza "incerottata", Holcomb sta giocando malino, Green sembra quello della prima metà dell’anno scorso, però non ci si può permettere di sottovalutarli.

Il repato più temibile è quello dei ricevitori (Johnson, Morgan, Northcutt e Davis) che rappresenteranno certamente un match-up molto interessante ed impegnativo per la secondaria: delle due una, o li massacrano ed allora son dolori, oppure Plummer e compagnia, fermandoli, acquisiranno un bel momentum per il prosieguo della stagione.

Non credo che il risultato possa essere in discussione a patto però di scendere in campo con la concentrazione e la cattiveria necessarie: mi aspetto una vittoria convincente nel gioco e nel punteggio, perché qualunque cosa diversa inizierebbe a far suonare preoccupanti campanelli di allarme.


10 Agosto 2003.

Non è tutto oro quello che luccica (?).

di Gianluigi Piscitelli

Non mi dovrebbe essere consentito di lamentarmi dopo che i Niners hanno asfaltato i Bears per 49–7.

E pertanto mi appello formalmente alle forbici dell’editore perché depuri il mio pezzo da qualunque critica alla squadra.

Scherzi a parte, la cosa più sensata da dire sulla partita è che i Bears sono una squadra mediocre (molto peggio di quanto mi aspettassi) e che pertanto il roboante successo di domenica non ci abilita a nutrire, già da ora e solo per quanto visto finora, velleità di anello, però …

Però 49–7 è proprio un bel risultato, uno di quelli che non si vedevano da un bel po’ di tempo, per cui sogniamo almeno fino a giovedì e poi iniziamo a preoccuparci dei Rams.

Le note positive sono arrivate

La difesa, che fronteggiava una linea non assemblata alla "bell’e meglio" (o "appezzottata", se mi consentite una divagazione dialettale), un QB obiettivamente limitato, un gioco di corse pessimo ed un gruppo di ricevitori con tanto potenziale e poca concretezza, si è comportata egregiamente: ha generato pressione, ha prodotto turnovers, ha concesso pochissime yards, ha preso un solo TD (causato, di fatto, da un intercetto sulle proprie 16) e, soprattutto, ha tolto tanta pressione dall’attacco, regalandogli anche delle ottime posizioni di campo - merito da condividere con gli special teams.

Gli special team mi hanno lasciato senza parole, né più né meno come la settimana scorsa, ma questa volta, evidentemente, per ben altre ragioni.

Ragazzi, hanno bloccato un punt (grande Brandon Lloyd!), cosa che non accadeva dal 2001 (Terry Jackson contro Dallas), Jimmy Williams ha causato e ricoperto un fumble decisivo, le coperture sono state buone, Bruce è sembrato all’inizio un po’ titubante, poi ha trovato fiducia, Chandler ha piazzato 5 FGs su 5.

Pelo nell’uovo (n.1)? Un extra point sbagliato e due fumble di Bruce e Williams, quest’ultimo recuperato dai Bears a pochi secondi dalla fine.

Ho lasciato l’attacco per ultimo non a caso.

Due sono le statistiche sulle quali bisogna riflettere: i 5 FGs e le due ricezioni di Wilson.

A parte il drive a fine secondo quarto in cui la scelta di calciare è stata dettata dalla mancanza di tempo (4 secondi, dopo una ricezione di TO), per ben quattro volte i Niners si sono dovuti accontentare dei tre punti pur avendo un "succoso" primo e dieci almeno dalla linea delle 13 yards dei Bears: il ricordo delle "amnesie" offensive dell’anno scorso all’interno delle venti avversarie è piuttosto fresco per non preoccupare, ma, purtroppo, avendo sentito solo per radio la partita non so se il nostro red zone–offense è prevedibile come quello dell’anno scorso.

Per adesso, quindi, mi basta sapere che la partita era già bella e finita quando i Niners non sono riusciti a capitalizzare la loro buona posizione di campo, quindi è giusto aspettare prima lanciare inutili e destabilizzanti segnali di allarme.

Quanto alle ricezioni di Wilson, c’è poco da dire: anche in questo caso, senza il conforto delle immagini sappiamo solo che il nostro terzo ricevitore, per adesso, statistiche alla mano, non è un upgrade rispetto a quello scarsone dell’anno scorso.

Il giudizio, pertanto, va rinviato a data da destinarsi.

La cosa teoricamente più preoccupante è quindi che sul dieci a zero (… e cioè proprio quando ho acceso la radio) l’attacco ha avuto due serie negative consecutive: prima l’intercetto di Garcia (brutta scelta e brutto lancio, secondo i radiocronisti) che sembrava poter aver rimesso in partita i Bears e poi, sul 10–7, Owens e soci sono stati fermati dalla difesa di Chicago sulle proprie 42, dopo due incompleti consecutivi (uno per TO, l’altro per Wilson).

Poi ci ha pensato lo special team e sappiamo tutti come è andata.

Tutto questo non certo non per iniziare un processo o per gettare dubbi sull’effettivo valore del reparto offensivo, ma solo per evidenziare ancora una volta che nel complesso è andato tutto bene perché gli errori capitano e ci sta e come che il momentum di una partita cambi grazie ad una giocata degli special teams (e siamo solo noi che non siamo abituati perché le nostre squadre speciali sono storicamente "risibili"); saranno quindi le prossime partite a chiarire se e quali giovamenti la cura Erickson ha apportato al reparto.

In due parole, quindi, grande prestazione, la cui unica vera nota dolente è l’infortunio a Holman, che sarà fuori per 2/4 settimane, lasciandoci, almeno per ora, con soli tre CBs sani nel roster.

Ora però bisogna pensare ai Rams, ovvero una squadra che non può permettersi di finire 0–2, che non può mai essere data per vinta e che, soprattutto, detesta i 49ers.

Che Rams aspettarci? La notizia di ieri è che Warner non sarà della partita, a causa di una leggera (ma non troppo) commozione celebrale patita contro i Giants, i quali hanno tartassato per tutto l’incontro l’ex MVP, sackandolo sei volte, causando altrettanti suoi fumbles e colpendolo un numero inimmaginabile di volte.

Pensare che avevo accolto con terrore l’acquisizione di Kyle Turley: evidentemente, i problemi non erano legati solo ed esclusivamente all’ex RT titolare St. Clair.

Devo dire che, pur avendo seguito solo a sprazzi la partita, i Giants sono stati quasi sempre in controllo, Barber ha sfoderato un’altra prestazione delle sue (il tutto con una linea da tutti considerata un mezzo colabrodo, se non altro perché ancora una volta è composta da semisconosciuti), Collins ha giocato la sua onesta partita, che è stata vinta grazie ad una fenomenale difesa.

In tutta onestà, confesso di capire il perché delle sole nove portate di Marshall Faulk, tenuto conto che la situazione di punteggio non era tale da dover abbandonare quasi del tutto il gioco di corsa.

Per il resto, la prima giornata ci ha regalato la sconfitta della mia candidata al titolo, Miami, contro Houston, per 21-20: non solo i Texans hanno ben contenuto Williams, ma hanno concesso zero sacks ad una delle migliori difese della lega in questa specialità; ancora, la mia favorita della AFC East, San Diego, le ha prese sonoramente da KC del ritrovato e sano Priest Holmes.

La notizia più preoccupante, invece, arriva da Philadelphia, dove i Bucs sono andati ad inaugurare il nuovo stadio degli Eagles: risultato finale eloquente (17-0) ed altrettanto eloquente messaggio per gli altri 30 interessati, perché la difesa di Monte Kiffin è quella che avevamo lasciato sette mesi fa e per adesso almeno i candidati al Super Bowl più seri hanno dimostrato di non essere ancora riusciti a sbrogliare la "matassa" Cover 2, tant’è che Phila è stata dominata e non è quasi mai stata in partita, malgrado a metà terzo quarto il punteggio fosse ancora 3-0.

Che siano i Niners a vestire i panni di Alessandro Magno sciogliendo il "nodo gordiano" della difesa di Tampa?


2 Agosto 2003.

If......

di Gianluigi Piscitelli

Signori ci siamo.

Mancano cinque giorni.

La squadra è fatta, dopo i tagli (dolorosi) di domenica.

Ma che dobbiamo aspettarci da questa nuova generazione di 49ers?

Su webzone ci ricordano che sono cinque i Lombardi Trophies esposti al 4949 Centennial Boulevard.

Ma il passato, evidentemente, non conta, se tutti i pronostici degli esperti (e quelli si che hanno peso!) dipingono San Fran come una squadra di medio rango che potrebbe raggiungere un posto tra le wild cards solo dopo innumerevoli stenti e, comunque, non prima dell’ultima giornata.

Non male per una franchigia teoricamente in ascesa e che l’anno prossimo potrebbe dover fronteggiare l’ennesima rivoluzione, visto il numero di giocatori free agents e le restrizioni del salary cup.

Queste amare considerazioni, tuttavia, vanno tenute in serbo per fine gennaio, quello che conta, adesso, è la partita contro i rinnovati Bears di domenica e le successive quindici che ci attendono.

E allora, come li vedo io questi ragazzi?

Non so (e quando mai sono certo di qualcosa?), mi collocherei nel mucchio di chi li pronostica a cavallo tra un 7-9 ed un 10-6, con un’unica "certezza" e cioè la stagione è legata ai "big ifs", ovvero alle grandi incognite: se tutto, ma proprio tutto, andasse per il verso non dico giusto, ma ottimale, allora si potrebbe anche lottare per il sesto anello.

Primo if: infortuni. C’è solo di augurarsi che la trend avviata lo scorso anno e non arrestatasi quest’anno finisca al più presto: vista la limitata profondità del roster e soprattutto delle linee e della secondaria, i Niners non possono permettersi di perdere quasi nessun titolare a causa di infortuni. Il problema è che Garcia ha una schiena "ballerina", Gragg e Heitman sono in dubbio per la prima, Newberry giocherà tutto l’anno con un legamento della caviglia rotto, Barlow ha avuto problemi, Johnson è stato fuori per quattro mesi con la clavicola rotta (grazie tante a Dale Carter!!!), Young continua a non avere pace, Rasheed non l’ha mai avuta, Webster è fuori per altri due mesi, anche Rumph si è fatto male.

Ma che sono, i San Francisco 49ers oppure i San Francisco Fatebenefratelli???

L’inizio di questo primo if non è dei migliori, la questione quindi è semplice: recuperare gli infortunati (non tutti sono poi così gravi) ed incrociare le dita per il prosieguo perché in questo caso allora il talento per competere con le migliori c’è.

Secondo if: D Line. Il motivo principale della cronica incapacità dei Niners di fermare gli attacchi aerei avversari (tanto da far sembrare Joe Montana un po’ chiunque, come ha osservato il WM) è la quasi totale mancanza di pressione ad opera del "front four", che ha in Andre Carter un giocatore di ottimo livello, che predica però nel deserto. Young ha cominciato a sentire il peso degli anni e dei devastanti infortuni alle gambe da circa due anni, Adams è un rookie, Engelberger deve ancora dimostrare di non essere un piccolo bust. Dietro di loro, Ahanutu, veteranissimo che può offrire dieci giochi a partita, Moran, che l’anno scorso non si è visto, l’altro rookie Williams ("a work in progress"), ed altri due versatili DT dei quali non so scrivere il nome … Unità solida? Ehm, veramente … L’if è semplice, quindi: se Carter non si ferma, se Young riesce a generare pressione ed a regalarci almeno 6 sacks, se Adams mette a frutto con raziocinio la sua aggressività e se Engelberger si dimostra una valida spalla per il n.96, allora vedrete che la percentuali avversarie caleranno vertiginosamente

Terzo if: secondaria. La linea ci ha messo il suo, ma anche la secondaria tutta non è che abbia proprio brillato negli ultimi tempi: nessuno da garanzie sul profondo, Plummer e Webster sono ampiamente battibili, Rumph anno 1 si è dimostrato tecnicamente limitato, Holman e Williams non sono schegge e non sono mai stati testati. Se allora Plummer si dimostra il parente stretto di uno shut-down corner, se Rumph anno 2 sfrutterà i chili in meno per essere effettivamente più agile e metterà a frutto il lavoro della offseason, se Holman saprà farsi valere come nickel back titolare, se Williams non è lento come tutti sospettano ed è in grado di contribuire non solo come ritornatore e se Webster avrà assorbito la lunga serie di infortuni che lo hanno colpito da quel maledetto MN contro i Rams, se Bronson ritorna ai livelli del 2001, allora non sarà facile lanciare contro questa difesa.

Quarto if: special teams. Il tallone d’Achille cronico della squadra ha un kicker ed un punter che, guarda un po’, non sono affidabili, avrebbe dei discreti ritornatori e dei buoni specialisti, ma alla fine per una ragione o per un’altra risulta sempre tra i peggiori della lega. Ed allora, se Jeff Chandler trova continuità, precisione e potenza, se La Fleur (o chi per lui) si risveglia improvvisamente con un piede bionico, se soprattutto il "cover team" (credo si dica così) sarà efficace, grazie ai vari Jackson, Heard, Winborn, Rasheed, Williams, o se comunque si raggiungesse un livello medio di decenza, allora molte partite prenderanno una piega diversa.

Quinto ed ultimo if: attacco. Qui la questione è semplice: l’anno scorso i Niners con la palla sono stati di una noia mortale, prevedibili come un ritardo dei treni e sono andati avanti grazie alle prestazioni dei singoli (o del singolo?). Se il problema era solo Mariucci, allora prepariamoci ai fuochi artificiali, perché ci siamo liberati di quel giocatore lì, quello scarso, come si chiama?, perché i titolari sono tornati tutti, perché di Wilson si parla bene e perché Lloyd è intrigante. Altrimenti, beh, altrimenti va bene lo stesso, perché nessuno è più conservatore di Mooch! L’if allora è: se Erickson effettivamente saprà sfruttare non dico al massimo, ma almeno meglio del predecessore l’immenso talento offensivo dei suoi, allora Bucs cominciate a tremare!

Se tutto ciò accade, allora i Niners saranno forti sul serio, ma che possibilità ci sono che le cose vadano in questo senso?

Personalmente ho abbastanza fiducia nella secondaria, Rumph non può non migliorare e con quel fisico non può non essere un CB di buon livello, Holman stupirà e Plummer beneficerà dei progressi degli altri senza incappare in figuracce come quella contro Toomer nei playoffs.

Quanto alla linea difensiva, vedo molto bene Adams ed Engelberger, mi auguro che Shaw (sospeso per 4 partite per uso di sostanze vietate) rientri e dia un contributo valido, mentre non so che aspettarmi da BY: è difficile essere produttivi con quella storia di infortuni, ma lo è altrettanto fare peggio dell’anno scorso.

Gli special teams mi terrorizzano, punto e basta.

Sono curioso invece di vedere l’attacco, qualunque cosa faccia: il maggiore coinvolgimento di Beasley (andatevi a guardare le statistiche del 2000), i progressi di Wilson, il talento di Lloyd (ma allora è vero che i tempi sulle 40 contano ben poco …), il passaggio di consegne tra Hearst e Barlow, per non parlare di Garcia, Owens e Streets.

In conclusione non sprizzo ottimismo (e quando mai no!), ma dovessi fare un pronostico, direi un 9–7 trattabile, tutto il resto è grasso che cola …

Adesso un po’ di cronaca.

La battaglia dei QB è stata vinta da Dorsey, mentre Doman è stato tagliato: quinta scelta 2002 buttata, ma quattro sono troppi.

Rattay ha prolungato fino al 2006, dopo un’ottima preseason.

Finito il sogno di Salaam, che però non aveva fatto male nelle prime tre partite.

Idem per il mio pupillo Simmons: non ha superato l’ultimo taglio.

Tra gli altri notables rilasciati, menzione a parte per Smith, (taglio dovuto ad un infortunio ad una caviglia, probabilmente) cui non è mai stata data la possibilità di esprimersi, Keith, che però è stato inserto nella practice squad, e Flanigan, che si è allenato solo due giorni a causa di infortuni vari.

Anche Weary non sarà un Niner: esperimento non riuscito, ora ci prova con i Rams.

Per chiudere con San Fran, Ahanutu ha dovuto comprare la maglia n.72 da Kosier: gli ha offerto una cifra, lui ne ha parlato con i compagni di linea, che hanno fatto una contro offerta, poi accettata dal DE. Kosier ha quindi scelto il 69.

Per quanto riguarda il resto della lega, la notizia che ritengo più importante è l’imminente ritorno al football di Drew Henson: l’ex QB di Michigan, sesta scelta di Hou, avrebbe finalmente capito che il baseball non è arte sua e starebbe negoziando un contratto con i Texans. Paga quindi il rischio corso dal GM Casserly, che probabilmente orchestrerà una vantaggiosa trade con qualche squadra bisognosa …

Quanto ai tagli di domenica, sono cadute teste più o meno eccellenti: Neil O’Donnell (ma ne avrà ancora?), Frank Winters (idem come sopra, però era il compagno di stanza di Favre), Mar Tay Jenkins, il povero Robert Edwards, il RB di Pit Fuamatu – Ma’Afala, il RB Lamar Smith, il S seconda scelta 2001 di Cin Thompson, il TE David Sloan, il DE Reinard Wilson, il WR Donald Hayes (peccato, pensavo fosse la volta buona).

Oggi, poi, NE ha tagliato Lawyer Milloy per ragioni economiche, mentre ieri Dallas ha rilasciato il ritornatore Dantzler (ricordate il ritorno contro i Niners?).

A parte Milloy e Ma’Afala, comunque, non credo che ci siano grandi affari all’orizzonte.

Infine, basandomi sul principio che, per sbagliarli, i pronostici bisogna farli, mi lancio anch’io nell’arte "divinatoria".

Allora, molto semplicemente, i vincitori divisionali saranno: Miami, Pittsburgh, Indianapolis e San Diego nella AFC, Philadelphia, Green Bay, New Orleans e Saint Louis nella NFC; Wild Cards per New England e Buffalo da una parte, San Francisco e Tampa Bay dall’altra.

Nei playoffs: New England b. Pittsburgh; Buffalo b. San Diego; SF b. GB; TB b. STL.

Poi: Miami b. Buffalo; Indianapolis b. New England; Philadelphia b. San Francisco; New Orleans b. Saint Louis.

Finali di Conference: MIA b. IND e PHI b. NO.

Super Bowl: Miami b. Philadelphia 28–15.

Posto che se ne ingarro la metà e me le gioco divento milionario, va detto che:

  1. i Jets oltre ad essere stati "spogliati" da Washington, hanno perso anche Pennington per un bel po’;
  2. Pittsburgh (che ha perso non so per quanto il povero Joey Porter, sparato all’uscita di un bar) vince la division "by default", perché Cleveland (Holcomb QB titolare) si è troppo indebolita, a Baltimore manca di esperienza in attacco e la linea difensiva è da verificare e Cincinnati non può fare in un anno quello che non ha fatto in 15;
  3. Tennessee ha troppo poco attacco per poter fare strada, Jacksonville non mi convince molto, Houston potrà dire la sua tra un anno;
  4. sono stanco di Oakland e Denver, San Diego manca da troppo ai playoffs e la difesa di KC è ancora una debolezza;
  5. i Giants hanno una linea ancora una volta sospetta, a Washington manca un anno per esplodere e a Dallas c’è ancora tanto da lavorare;
  6. Minnesota migliorerà, ma non abbastanza, Chicago non assisterà al fallimento di Slash, ma non ne vincerà più di sette, a Detroit è meglio rimboccarsi le maniche in difesa;
  7. Atlanta non solo ha perso Vick a tempo indefinito, ma comunque ha un vuoto dopo Price tra i ricevitori ed una secondaria non all’altezza, mentre Carolina pagherà la mancanza di ricevitori e di un QB di livello;
  8. di Seattle si parla bene, ma la difesa non mi convince, Arizona ha perso Starks e Vanden Bosh e comunque è un altro cantiere aperto.

Perché Miami? Perché Williams è una forza, Fiedler fa bene il suo compitino, la difesa è eccezionale in ogni reparto, è una squadra ben allenata ed ancora sto a chiedermi come ha fatto a fallire i playoffs l’anno scorso. E se poi dovesse per qualche ragione giocare Griese, sarei ancora più contento di vederlo smentire i suoi detrattori.

Tra le squadre che "vedo" ai playoffs va detto, nella AFC, che New England non ha un RB che gli consenta di puntare al titolo e qualche problema di troppo nella linea difensiva, che la difesa Buffalo non è ancora abbastanza buona da renderla una seria pretendente all’anello, idem per Indianapolis, che a San Diego manca l’esperienza, che Pittsburgh ha una secondaria veramente ridicola; nella NFC, invece, sono stanco di vedere pronosticare i Rams come favoriti, soprattutto perché la secondaria non mi convince affatto e perché non hanno più lo slot receiver in grado di fare la differenza, Tampa non si ripeterà perché finalmente si verrà a capo della sua cover 2, Green Bay non è più imbattibile al Lambeau e per di più ha una difesa sulle corse ancora scarsa ed anche sui lanci mi sembra vulnerabile, anche New Orleans non mi sembra avere una difesa da titolo, Philadelphia, invece, pagherà un po’ l’inesperienza ed un po’ la mancanza di un ricevitore d’elite e comunque il suo attacco non sarà in grado di avere la meglio sulla difesa dei Delfini.

E i Niners? Troppi se, purtroppo …




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