Si sono stato alla partita a Wembley domenica.
Scrivere questo pezzo è difficile, perché non ho assolutamente idea di cosa raccontare.
Non avrebbe senso raccontare la partita.
A me piace scrivere. Mi rilassa e mi fa pensare.
Quando scrivo sono molto narcisista. In tutta onestà non so quanto lo sono anche lontano dalla tastiera, forse molto, forse dovrei raccontarvi che è successo l’ultima volta che ho detto in pubblico che ero bello (l’ho fatto sul serio!), ma sarebbe off topic.
Ecco quest’articolo mi sta piacendo, non so dove andrò a finire, ma mi sta piacendo.
Dicevo che scrivo perché mi piace che restino impresse da qualche parte le sensazioni che ho provato nel fare determinate cose.
E’ come se scattassi un’istantanea dei miei pensieri.
Allora, ho vissuto con una certa "angoscia" la genesi (tutt’ora in fieri) di quest’articolo perché proprio non avevo idea di che cosa dire.
L’unica volta che avevo visto una partita dal vivo ne è venuto fuori un pezzo che mi piace molto e quindi, inevitabilmente, sono stato colto dall’ansia da risultato. Devo scrivere un pezzo che sia all’altezza di quello sul Super Bowl, mi dicevo, ma non sapevo come sarebbe potuto essere possibile.
Altra cosa, dovevo scriverlo subito, ma il tempo è veramente tiranno ultimamente e non sapevo come fare.
Poi poco fa mi è venuta un briciolo di ispirazione.
Ho scoperto che un nuovo momento di lucidità è quando metto a posto la cucina. E’ un’esperienza abbastanza nuova, ma comunque stacco il cervello e penso. Allora poco fa, mentre pulivo una sedia, mi son detto che c’era una sola cosa da fare per scrivere un pezzo decente sulla partita a Wembley.
Dovevo dimenticare gli appunti mentali che avevo preso allo stadio (o comunque relegarli al ruolo di supporting cast) e limitarmi a raccontare le mie sensazioni, magari farcendo il tutto con qualche informazione utile qui e lì.
Cominciamo dalla testa.
Come si compra il biglietto?
Più o meno a marzo/aprile ci si deve iscrivere su un sito (tipo NFL UK o roba del genere), si risponde a qualche domanda e si partecipa all’estrazione degli aspiranti acquirenti del biglietto. La NFL, infatti, avrebbe organizzato una specie di lotteria tra gli iscritti ed i fortunati selezionati avrebbero potuto acquistare il biglietto in un certo giorno a partire da una certa ora.
L’ho fatto più per sfizio che per altro, non avevo idea di quante possibilità ci fossero di essere selezionato e, soprattutto, non avevo idea se mi di lì a 6/7 mesi sarei potuto andare a Londra.
Quello che non avevo capito o letto era che le estrazioni sarebbero state più d’una, mi sembra tre, quindi dopo non essere stato selezionato alla prima (e dopo aver letto con una certa inc@zzatura i post sul forum di endzone di chi diceva frasi irritanti tipo "mi dispiace per chi non ce l’ha fatta, ma io festeggio come un pazzo perché mi hanno estratto"), un bel giorno mi trovo un’email della NFL che mi spiega che c’era stata un’altra estrazione e che ce l’avevo fatta.
L’aiuto di mio fratello per l’acquisto del biglietto è stato indispensabile, perché la mattina prescelta per l’acquisto online (funziona così: dalle 10.00 in poi gli estratti possono collegarsi sul sito, inserire i loro dati e scegliere quanti e quali biglietti acquistare, solo che sono così tanti che il server non regge, quindi bisogna avere molta fortuna) dovevo fare di tutto (era venerdì 27 giugno).
Esaurita questa fase, scelti i biglietti aerei e trovato l’alloggio (a casa di amici), non mi resta che passare alla partita ed a quant’altro.
Vi confesso che ho preferito fare il turista a Londra (dove mancavo da circa 15 anni) che partecipare agli eventi pre partita (tailgate e simili). Scelta quanto meno discutibile, però ho pensato che non sarebbe stato ad una partita in terra statunitense, quindi ho preferito rivedere Buckingham, Westminister, il Big Ben e compagnia.
Dopodichè, verso le 3, ci siamo diretti a Wembley, utilizzando la metro marrone, con fermata finale a Wembley Park, proprio di fronte allo stadio.
Il colpo d’occhio, già dalla metro, è veramente notevole.
Lo stadio è bellissimo ed enorme.
Non abbiamo avuto difficoltà a raggiungere i nostri posti (entrata P, blocco 531, fila 10, nn. 126 e 127).
Pensavo di stare veramente in alto e di avere difficoltà a vedere (peraltro avevo dimenticato a casa gli occhiali da vista), invece, non appena varcato l’ultimo accesso mi sono reso conto che anche questa volta, come all’Alltell, sarebbe stato come essere in campo o quasi.
Nonostante in città ci fossero 9 magliette di San Diego per ogni maglietta dei Saints i tifosi di New Orleans erano nettamente in maggio numero. Per l’occasione sfoggiavo la maglia n. 21 del Safety più dominante della Pac 10 e della NFC, che ieri, nella sconfitta con i mandriani, ha messo a segno 5 placcaggi.
Detto questo, una cosa fondamentale da osservare prima che dimentichi, per quanto ovvia, è che assistere ad una partita in terra americana è completamente diverso.
L’esperienza europea, seppure meravigliosa, visto che mi ha consentito di vedere il football con ragionevole dispendio di tempo e denaro, non è in grado di farci capire che cosa significhi, per uno statunitense, andare a vedere la partita.
Ieri allo stadio c’erano circa 83.000 persone che andavano ad assistere ad un evento, ma non erano 83.000 americani.
Non sono certo che la mia ipotesi sia corretta, perché non ho mai visto una partita di regular season ed il Super Bowl è un evento a sé stante, però l’anno scorso ho visto una partita di baseball a San Francisco e l’atmosfera è completamente differente. Ho percepito, in modo chiaro, l’approccio statunitense al National pass time, ovvero quello della festa, di un modo per passare tre ore spensierate, accada quel che accada, indipendentemente dalla partita. "Gli americani vanno alla partita di baseball per mangiare, cercare di prendere la pallina, mangiare, cantare l’inno, ancora mangiare, ancora cercare di prendere la pallina, fare il seventh inning stretch, il tutto mentre si gioca la partita". La frase è di mio fratello e descrive perfettamente quello che è successo l’anno scorso all’AT&T mentre erano di scena gli Yankees contro i Giants (tutto esaurito, record di presenze – poi battuto).
Devo dire la verità, le vibrazioni che mi ha dato la partita di domenica sono state diverse, e comunque meno intense, della partita di San Francisco.
Sarà che non tifavo per nessuno, sarà che volevo solo godermi una partita di regular season, ma l’atmosfera festosa, ammesso che ci fosse, non mi ha preso.
Ero lì ed ero concentrato solo sulla partita.
Dico, in campo c’erano LT, Drew Brees, Antonio Gates, Marques Colston, Phillip Rivers solo per restare all’attacco.
Mi interessava quello e poco altro.
Della partita, come da costume, è inutile che vi parli, con qualche eccezione.
Tanto per cominciare, ci è andata di lusso con il tempo, perché domenica è piovuto per tutta la mattina, ma il campo ha tenuto.
Poi per segnalare che abbiamo assistito a:
1. Extra Point sul palo;
2. Due challenge, entrambi di N.O., di cui uno perso (grande ricezione di Jackson in endzone) ed uno vinto (grande chiamata di Payton e dell’arbitro sul non intercetto di Weddle);
3. Onside kick a sorpresa ricoperto dal kicking team;
4. Safety intenzionale;
5. Hail Mary pass,
insomma a cose che non accadono poi tutti i giorni (il safety intenzionale, in particolare, ne ricordo solo un altro in 15 anni che seguo la NFL).
Poi per chiudere, ho deciso di parlarvi dell’ultimo minuto della partita.
Il punteggio era 37-30 per New Orleans che aveva appena intercettato, con Vilma, Phillip Rivers all’interno della red zone, con circa 1 minuto sul cronometro (tipo 59 secondi).
San Diego aveva a disposizione due time outs, quindi i Saints, con tre inginocchiamenti di Brees, avrebbero portato il cronometro a circa una quarantina di secondi e poi avrebbero dovuto puntare, lasciando poco e niente sul cronometro a Rivers e soci.
I Saints, al contrario, hanno giocato i primi tre down alla mano, chiamando timeout allo scadere dei quaranta secondi per rimettere il pallone in gioco sul quarto down.
A questo punto il punt è d’obbligo dite voi e penso io, invece Brees torna in campo e si fa una ventina di yards di corsa verso la propria endzone e poi scaglia via il pallone. Safety intenzionale, due punti a SD, e drop kick in arrivo. I Saints, a questo punto, calciano via il pallone, lasciando ai Chargers, che erano stati sotto di 17 punti a nove minuti dal termine circa, il pallone della vittoria. Ritorno di Sproles, che arriva sino alle 50 ed è placcato. Partita finita? Neanche a parlarne, c’è tempo per un’Ave Maria. Palla in endzone deflettata dai Saints e game over.
Secondo me la gestione dell’ultimo minuto è stata a dir poco "scellerata".
Premessa. Payton ha vinto e ha ragione lui, ma non importa, non puoi rischiare di buttar via così una partita.
Tanto per cominciare, con le tre corse si sono rischiati altrettanti fumble.
Dopodiché, chiamando il timeout prima di giocare alla mano il quarto down rischi seriamente che gli avversari capiscano le tue intenzioni. Per non parlare del fatto che se SD capisce, come è ben possibile che accada, e manda, per dire, Cromartie in blitz, e Brees è placcato, hai dato due azioni agli avversari all’interno delle tue quindici per pareggiare.
Non solo, per come è andata, hai dato a San Diego due, e ripeto due, occasioni per vincere una partita ormai persa.
Secondo me è stata una "follia".
Payton ha tutte le p@lle che si può (ricordo il quarto down giocato alla mano a Denver di cui vi ho già scritto e domenica ha fatto lo stesso per due volte, chiudendo in entrambi i casi il primo down), però ha rischiato troppo.
Commenti finali.
A. Tirata d’orecchio a Torrisone, che mi ha tirato un pacco colossale fuori dello stadio, quando ha chiaramente preferito socializzare con delle autoctone piuttosto che venirmi a salutare. Scherzo of course, ma per una serie di circostanze (io sono arrivato tardi allo stadio, lui è uscito dallo stadio molto dopo di me) non siamo riusciti a beccarci. A questo punto urge la famosa rimpatriata di utenti del sito.
B. Gli 83.000 di cui sopra sono andati tutti a riprendere la metropolitana. Ho scattato una foto, ma non è venuta benissimo. Comunque una cosa impressionante. Nessuno scontro. Tutto piuttosto veloce, tenuto conto del numero di strade percorribili (una) e di persone (sempre 83.000). Tutto regolato da una ventina (di bobbies a cavallo). Pensate una cosa del genere in Italia.
C. I Forty Niners fanno sempre più schifo. Vernon Davis mi lascia senza parole, Singletary è un grande, per come lo ha buttato fuori dal campo, per come si è presentato in conferenza stampa, per quello che ha detto (disponibile su Youtube).
Grazie Nolan e grazie York.