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a cura di

Davide Gabino



28 Gennaio 1990

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La stagione 1989-90 fu certamente da ricordare, a livello di NFL, per l'addio di Pete Rozelle, commissioner-padre-padrone della Lega, colui che volle, e ottenne, fortemente la fusione tra NFL e AFL nel lontano 1966.
Padrone contrastato e odiato dai proprietari delle squadre della vecchia AFL, tra cui Al Davis, anti-Rozelle per eccellenza e storico proprietario dei Raiders, ma con le redini saldamente in mano per 29 anni.

Ideatore dell'evento Super Bowl, la gara che doveva vedersi fronteggiare il meglio del meglio, le migliori squadre per la miglior partita, e, conseguentemente, per il miglior spettacolo.

Nell'occasione dell'addio, le parole di Rozelle furono non per il rammarico dovuto alla perdita del potere costruito e consolidato, ma per la mancanza delle domeniche del Super Bowl, la sua creatura strenuamente difesa.

Col passare degli anni, il Super Bowl divenne un evento, nonostante tante finali non fossero state così super.

Quindi il cambio.
Dopo varie sedute, i proprietari decisero di affidare il comando a Paul Tagliabue, avvocato della Lega e uomo che avrebbe continuato a dirigerla nel solco tracciato con forza dal suo predecessore.

E proprio sotto la guida di Tagliabue, il Super Bowl divenne sempre più evento catalizzatore di interessi sempre maggiori, fino a diventare quella specie di "colosso", a volte mostruoso, che conosciamo.

Per i 49ers fu lo stesso un anno di grandi cambiamenti, ma anche per essi sempre nel solco della tradizione consolidata. E avrebbero potuto essere anche maggiori.

Bill Walsh aveva lasciato il posto di head coach, come più volte annunciato e minacciato, all'apice della sua carriera a San Francisco e fresco del suo terzo anello, vinto contro i Cincinnati Bengals nel Super Bowl XXIII.

La notizia giunse sul tavolo di Ed DeBartolo nel gennaio del 1989, e Walsh lasciò subito dopo la vittoria nella finale, diventando analista per la NBC.

La tradizione fu continuata dall'esperto della difesa di Walsh, George Seifert, al primo incarico come head coach. Un head coach matricola al Super Bowl.

L'altro possibile trauma fu la trattativa, condotta nel 1988, quando Walsh mise Joe Montana in panchina, da parte di DeBartolo, per spedire il grande quarterback, che era sempre più vittima di infortuni più o meno gravi, per una prima scelta al draft, in quel di San Diego per avere cotal Billy Ray Smith.
E per liberare Steve Young, che cominciava a scalpitare per lasciare San Francisco.
La trattativa era praticamente conclusa, quando i Chargers fecero marcia indietro, e i Niners furono al punto di partenza.

Così come furono al punto di partenza i Denver Broncos e John Elway.

I Broncos con tre finali all'attivo e tre sconfitte al passivo, e Elway, uno dei passatori puri più forti assieme a Marino, con due finali e due sconfitte sul groppone e il sogno di emulare Terry Bradshaw (vincitore di quattro anelli con gli Steelers).

Ma forse pensava a Joe Montana, che di anelli ne aveva tre, e si preparava a giocarsela per il quarto in otto stagioni.

Elway non sopportava più la pressione di essere il quarterback dei Broncos, pressione dovuta proprio a quel record negativo di tre sconfitte alla finale.
In un intervista affermò che anche avere un record di 1 vittoria e otto sconfitte era meglio che essere 0-4. Che si sentiva come se avesse una scimmia sulla schiena. E che una vittoria contro i Niners sarebbe stato il più grande sconvolgimento di tutti i tempi.

Una giornalista intervistò Bubba Paris, offensive tackle dei Niners chiedendogli l'ennesima domanda sulla sua dieta (pesava all'incirca 130 chili) e perché dovesse perdere peso nonostante giocasse così bene.
Bubba rispose: "non entro nelle Porsche, e i miei figli non hanno nulla da mangiare. Mangio il loro cibo. Ci sono altre domande?". La giornalista se ne andò imbarazzata.

Bubba aggiunse: "Non sono grasso. Sono grosso."

A Bradshaw, evidentemente, Elway non doveva piacere molto, lo riteneva viziato dai fans e dai media, e per esteso, dagli allenatori, e dai soldi; che la prendeva troppo emotivamente, mentre era pagato fior di milioni per riuscire ad essere più distaccato.

Per Bradshaw, Elway era un buon quarterback, non uno grande.
Se non si raggiunge il massimo, non ci si può considerare di successo e il suo metro di giudizio era l'anello al dito.

E Elway, che all'inizio della sua carriera ne voleva vincere cinque, per fare meglio di Bradshaw, non ne aveva nessuno.

George Seifert voleva diventare head coach, il posto di assistente gli andava stretto.

Pochi giorni dopo la vittoria al Super Bowl XXIII, ricevette un'offerta dai Browns, che erano rimasti senza allenatore per la partenza di Schottenheimer.

Seifert cominciò la sua carriera di allenatore al Cornell College, Ivy League. La squadra vinse tre gare in tre anni e Seifert fu licenziato.

Tornò sui campi proprio come assistente di Walsh a Stanford.
Quando Walsh passò alla NFL, si portò dietro il suo fidato coordinatore della difesa.

Nel gennaio 1989, prese il primo aereo per Cleveland, atterrò a Dallas per il cambio di aereo.
Durante l'attesa telefonò a casa, e sentì il messaggio di chiamare subito l'ufficio di San Francisco.
Walsh aveva abbandonato. Eddie DeBartolo offriva a Seifert il posto di head coach.

Seifert chiamò Cleveland, si scusò, e prese il primo aereo per San Francisco.

Durante la settimana precedente il Super Bowl, un'emittente di Washington sparse la notizia che tre quarterback, di cui non si fecero i nomi, erano stati trovati positivi ad un test per l'uso di cocaina. Cominciò il tam-tam e spuntò il nome di Joe Montana.
Gli fu chiesto se avesse fallito il test sull'uso di droga. Montana rispose che l'unico test che aveva fallito era uno di ragioneria.

Tagliabue parlò di disturbo e distorsione di notizie da parte di media alla ricerca di notorietà. Il laboratorio che fu chiamato in causa per aver rilevato la positività dei tre giocatori non aveva mai condotto alcun test per la NFL in quella stagione, informazione omessa dall'emittente di Washington.
Tagliabue fece subito capire che non aveva nessuna intenzione di essere inferiore a Rozelle.

Altri nomi contarono in quella stagione: Montana, Rice, Craig e Lott e i Niners volarono vincendo 14 gare su 16, approdando dominanti ai playoff dove strapazzarono i Vikings per 41-13, con quattro passaggi per altrettanti TD di Montana.

La settimana successiva si sedettero sui Rams con il peso di 30-3.
I 49ers che approdarono al Super Bowl XXIV erano sicuramente i migliori di sempre.

Negli anni precedenti, i Niners di Walsh, in quattro incontri, non avevano mai sconfitto i Broncos.

Denver, invece, era guidata da Dan Reeves e arrivòò con il record di 11-5 ai playoff e nei quali sconfissero gli Steelers per 24-23 al primo turno, con un drive da TD guidato da Elway in meno di due minuti e mezzo. E riuscirono a passare oltre i Browns di Art Modell per 37-21.

Paul Bowlen, proprietario dei Broncos, descrisse così i 49ers ai suoi giocatori: "Quei ragazzi hanno un grande proprietario, Dio per quarterback, un Cinese che gioca wide receiver, che quando corre non tocca terra con i piedi."

I giocatori si guardarono stupiti.

"Il Cinese, come si chiama? Rice?" continuò Bowlen.

Il PR dei Broncos dovette subito rettificare che era solo un gioco di parole e non un calunnia razzista.

"C'è solo un modo per descriverli," disse John Madden sui Niners, "Efficienti."

"Vai nel loro spogliatoio e nemmeno puzza."

La finale cominciò con i Broncos che vinsero il lancio della moneta.
Elway prese il primo snap e la palla passò parecchie yard dal ricevitore. Probabilmente un presagio.

Elway provò ancora e ancora la palla volò lontana dal ricevitore. Punt.

Montana sbagliò il primo passaggio. Poi Craig corse per 18 yard, muovendo i Niners.
Trash talking a tutto campo, i Broncos si presentavano con fare battagliero. Elmetto contro elmetto. Montana portò i Niners sulla linea delle 20 yard dei Broncos. Snap, occhiata a sinista, a destra, nessun uomo libero, quindi al centro. Rice era libero e Montana lo colpì, Rice si liberò di un tackle debole involandosi verso la end zone. 7-0.

Nel drive successivo Elway riuscì a portare i Broncos fino alla linea delle 25 yard in campo avversario, consentendo di piazzare un field goal. 7-3.

Subito dopo, i Broncos fermarono i Niners eil loro attacco ripartì dalla linea delle loro 49 yard.
Ma il Runningback Humphrey perse la palla al suo primo possesso. Fumble e possesso 49ers.

Montana passò a Rice per altre 20 yard, e pochi giochi più tardi per altre 21 sempre con Rice. Palla sulle 7 yard. Montana per Brent Jones, tight end: touchdown. Cofer, il kicker, sbagliò il punto addizionale. 13-3 alla fine del primo quarto.

All'inizio del secondo periodo, Elway continuò a sbagliare, lanciando altri incompleti.

Montana si rimise in cabina di regia, coinvolgendo Tom Rathman,il Fullback, per 18 e 12 yard. Poi toccò a Craig portare di peso la palla a una yard dalla end zone. Montana lasciò la palla a Rathman che piombò in meta per il 20-3.

A un minuto e trentotto secondi dall'intervallo, Montana ebbe un'altra occasione.
Dalla linea delle 41 in campo amico, portò i Niners sulla linea delle 38 in campo Broncos. Con 40 secondi alla fine, trovò Rice che trottò fino alla end zone per 38 yard.
27-3 all'intervallo.

Elway, in tutto il primo tempo, aveva lanciato 20 volte e 6 completi e non aveva portato i Broncos da nessuna parte.

Al primo passaggio del terzo quarto, Elway mancò nuovamente il suo ricevitore, ma stavolta la palla venne intercettata da Walter, LB dei 49ers.

Dalla linea delle 28 yard Broncos, Montana spedì Rice di nuovo in end zone. 34-3.

Nel drive successivo, toccò a Chet Brooks, la safety dei californiani, intercettare Elway, riportando la palla per 38 yard.

Questa volta, Montana scelse Taylor, wide receiver, per un altro touchdown di 35 yard, il quinto.
41-3, terzo quarto.

Elway si svegliò e trascinò i Broncos verso la end zone orocremisi, e segnando su corsa il suo primo touchdown per il 41-10.

Nella serie successiva, Montana completò quattro passaggi su cinque. Rathman segnò il suo secondo touchdown nel primo gioco dell'ultimo quarto.
48-10.

I Niners continuarono la caccia a Elway mentre cercava di sfuggire alla pass rush. Fu colpitò alla schiena e perse la palla ricoperta da Stubbs, DE, che, rotolando per 15 yard, arrivò fino a una dalla meta.

Craig segnò nell'azione successiva. 55-10.

Un autentico massacro.

Montana lasciò il campo accompagnato da una standing ovation.

Il quarterback che prese la palla dei Broncos non fu più Elway, in ginocchio a fianco della panchina con la mano appoggiata sul casco.

San Francisco 4-0, Denver 0-4.

Si disse che George Seifert, capelli bianco candido e occhiali con cordino, era un eroe.

Si disse che Joe Montana era il più grande quarterback di tutti i tempi ma Joe Cool rispose che quelle cose sono riservate per i ragazzi che non giocano più.

Il Super Bowl, ancora una volta senza emozioni, fu una delusione, un "vuoto risonante", espressione usata spesso per il Super Bowl.

Ma non lo furono i Niners.